Appunti sul diario

Pagine del diario

Riordiniamo un pò le idee buttando giù un veloce aggiornamento.

Come avrete avuto modo di notare nel post precedente, ho iniziato a trasferire in My World… il materiale rilevante pubblicato su Alone in Kyoto nel corso degli anni. La gestione di due blog è ormai impossibile per me e, quindi, tanto vale portare di qua il lavoro che non merita di essere dimenticato. Per cui, nei prossimi mesi i nuovi articoli di questo sito saranno intervallati da recensioni (o pseudo tali) di film a cui in passato ho dedicato la mia attenzione. I posteri (?) potranno tirare un sospiro di sollievo.

Durante le feste natalizie ho visto lo speciale di Black Mirror di cui tutti parlano. Opinione: Promossa a pieno voti. Bandersnatch non solo resta coerente con lo spirito della serie ideata da Charlie Brooker, ma addirittura riesce nell’intento di portarla ad un livello successivo, quello dell’interazione soggettiva da parte dello spettatore. Che poi si potrà discutere sulla vera utilità della scelta multipla e di una trama che è solo apparentemente contorta. Perchè anche il parere è soggettivo, esattamente come le scelte fatte fare al protagonista. Ma Bandersnatch rimane una meraviglia che i cultori di Black Mirror non possono non riconoscere nella forma e nei contenuti.

Dopo diversi anni sono riuscito a rivedere i miei cugini che vivono ormai in pianta stabile a Modena. Sono stati incontri veloci e brevi, come ormai le nostre vite fatte soprattutto di bambini e impegni lavorativi ci impongono di fare. Sono lontani i tempi spensierati dell’adolescenza vissuta insieme. Tuttavia li ho trovati bene. Resistiamo bene.

In questi giorni le temperature sono calate parecchio. Si dice che, nei prossimi giorni, potrebbe tornare a nevicare come già successo lo scorso febbraio, quando dalle mie parti si è assistito ad una storica imbiancata senza precedenti a memoria d’uomo. Staremo a vedere. Intanto mi sa che è arrivata l’ora di indossare il cappello anche quest’anno. Forse.

Chiudo il post con una canzone che ho scoperto tardi ma che, secondo il mio parere, completa bene lo scenario invernale a cui stiamo assistendo in questo periodo. Candele accese e occhi chiusi. Loro sono gli Alice in Chains, e questa è Nutshell.

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La canzone del mese – Luglio 2018

Non ci si ferma mai. Continua il periodo impegnativo che (si spera) avrà la sua conclusione con le ferie di agosto. Come già saprete, mi trovo in un uragano di impegni, soprattutto lavorativi, che cattura la quasi totalità del mio tempo.  Ad ogni modo, ciò non mi impedisce di dedicare qualche riga all’oggetto di questo articolo.

Se qualcuno mi chiedesse la canzone da eleggere a simbolo della mia estate 2018 non avrei dubbi: Flames di David Guetta (con la partecipazione vocale di Sia). Nonostante si trovi in rotazione radiofonica da ormai 4 mesi, questo è un brano che non mi stanca mai, ed ha un messaggio positivo che apprezzo particolarmente.

Approfittando dell’occasione per augurare a tutti gli americani di passaggio qui un felice Giorno dell’Indipendenza, vi lascio con la canzone del mese, nella speranza che i miei interventi tornino ad essere più frequenti.

Benvenuto luglio. 

 

 

La canzone del mese – Giugno 2018

Un mese senza aggiornare My World….
Per tutti quelli che si stessero chiedendo che fine abbia fatto, sappiate che sto bene. Sono solo molto impegnato dalle ormai note scadenze lavorative. Tuttavia, il bello del mio lavoro è che quando arrivi al termine del viaggio (passatemi il termine improprio) e ti metti al passo, ti senti il padrone del mondo. E’ come essere in cima alla montagna dopo una scalata estenuante. Insomma, è una bella sensazione (QUI). E poco conta se l’effetto dura il tempo di un pomeriggio, se già dopo il weekend mi ritroverò nuovamente arretrato e in prossimità di nuove scadenze. Adesso me la godo.

Ma passiamo all’oggetto principale del post.
I Weezer mi sono sempre piaciuti (ne ho parlato agli albori di questo blog QUI). Band alternative rock americana all’apparenza molto positiva e dai toni tutt’altro che cupi. Per farvi un’idea di quel che sto dicendo, potete far riferimento al video di Buddy Holly in cui si vede il gruppo suonare addirittura nel mitico locale di Arnold del telefilm Happy Days
Da più di un anno i fans dei Weezer chiedeva loro di realizzare una cover della hit anni ottanta dei Toto, Africa. E qualche giorno fa la band ha regalato loro il pezzo che segue. Certo, il rifacimento non ha la potenza dell’originale, ma la trovo adatta per accogliere l’arrivo del mese dell’inizio dell’estate. 

Benvenuto giugno. 

 

La canzone del mese – Maggio 2018

Maggio è sempre stato il mese che ha aperto la mia personale stagione del lavoro duro (QUI), ed anche quest’anno è arrivato puntuale col suo carico di responsabilità.
Mentre per la maggior parte della gente questo periodo rappresenta l’orizzonte delle vacanze che si avvicinano, io mi ritrovo sempre più sommerso da pratiche da sbrigare entro scadenze molto ravvicinate. Non mi resta che rimboccarmi le maniche e sfidare ancora una volta il tempo in questa pazza corsa che si concluderà con le ferie d’agosto.
Sul fronte delle cose da ricordare, c’è da dire che ho iniziato ad allenarmi. E questa è una grossa novità per me che non ho mai intrapreso nemmeno un briciolo di attività fisica seria in vita mia. In sintesi, sto seguendo un programma sui 30 giorni continui basato su 3 livelli diversi di difficoltà. Roba semplice, dicono quelli del settore. A me, invece, sembra di stare scalando l’Everest a mani nude. Ad ogni modo, tra un mese vedremo se è cambiato qualcosa.

Intanto siamo giunti in primavera inoltrata. C’è una canzone che ultimamente mi capita di associare a questo periodo, forse perchè è contestualizzata proprio nel periodo della fioritura e della rinascita della natura. Il brano è Lover Lay Down della Dave Matthews Band (una jam band con quasi 30 anni di carriera alle spalle), e racconta del risveglio di un vecchio amore. A tal proposito, mi piace imprimere di seguito e conservare qui su My World…  l’interpretazione che il forum della band ha dato al testo della nostra canzone del mese:

 

«Con l’arrivo della primavera anche i vecchi amori, mai dimenticati, si risvegliano.
In questo caso il protagonista, il cui cuore ha, ora e per sempre, posto per l’amore solo ed esclusivamente dalla sua amata (I will wait for no one but you), conscio che l’amore per lui ancora brucia nel cuore dell’amata, cerca di convincerla che non c’e’ nulla di male nel loro amore, non piu’ per lo meno (Don’t be us too shy).
Avevano gia’ fatto molti progetti in passato (So much we have dreamed) ma qualcosa li ha divisi a lungo (And we were so much younger) ma questa lontananza ha permesso loro di cambiare, di potere, ora, affrontare il loro amore (Hard to explain that we are stronger) che per mille ragioni era stato “dimenticato” ( A million reasons life to deny), negato. Ma ora, osservandosi insieme (Lay down look see – She and he) lui scopre che possono ancora condividere un sorriso e sostenersi a vicenda nel bisogno (Together share this smile Each other’s tears to cry) mentre lei si sfoga con un pianto liberatorio (And you weep) quando lui le dice che la battaglia e’ finita (Cause it’s over), che non dovra’ temere nulla perche’ le cose non cambieranno (Darling it’s all the same) fino a quando saranno insieme (‘Til we dance away)»

 

Benvenuto maggio. 

 

La canzone del mese – Aprile 2018

Scherzando e ridendo siamo arrivati ad Aprile. Il freddo del duro inverno che abbiamo attraversato sembra ormai alle spalle e le giornate presentano ormai i consueti valori primaverili.
I tempi sono quindi maturi per tirare a indovinare il tormentone dell’anno? No, non ancora.  E’ troppo presto. E poi le previsioni cadrebbero sul solito pezzo-fotocopia in stile raggaeton latino che sopporto sempre meno. Piuttosto c’è un brano che mi ha colpito fin dai primi mesi della sua messa in onda nelle radio e che continua a piacermi.  

Justin Timberlake non ha bisogno di presentazioni: Ex N’Sync, poi cantautore, ballerino, attore e produttore di fama internazionale. A febbraio è uscito il suo ultimo album Man of the Woods, a cui ho dato solo un veloce ascolto senza soffermarmi più di tanto. Però c’è il terzo singolo estratto, Say Something, che merita il posto della canzone del mese. Le atmosfere sono country folk, e c’è il beat costante della chitarra (quella del bravo Chris Stapleton) che voglio assolutamente provare a riprodurre. 

E allora, anche se con tutta probabilità non riuscirà ad eguagliare il successo di What goes around… comes around e Lovestoned, apriamo le porte al nuovo mese con questo brano. Benvenuto aprile. 

 

Gli anni della Dance Commerciale

Discodance

 

La mia adolescenza ha vissuto anni accompagnati prevalentemente da una colonna sonora alla quale sono molto legato.
Erano gli anni novanta, ed era il tempo in cui dalle mie parti si passava il sabato sera a guardare la partita di pallavolo della squadra locale per poi andare tutti insieme a caccia di quella che sarebbe stata una delle ultime feste organizzate in casa (per info, QUI). In mancanza di questo, c’era sempre una serata allestita in qualche garage o nel primo locale messo a disposizione da qualcuno dei nostri. Il comune denominatore di tutti i contesti era costituito dalla medesima musica che segnava quelle ore di svago. La musica del tempo di cui parlo era la Dance Commerciale

Nell’ultimo decennio del ventesimo secolo la musica in questione era così in voga da ritagliarsi ampi spazi nelle radio di tutto il territorio nazionale. C’erano classifiche settimanali a tema, la superclassifica annuale delle canzoni più suonate/ballate in discoteca e persino delle compilation mixate dai Dj dell’epoca. La musica dance commerciale era tanto importante, in quegli anni, da portare alcuni produttori a cavalcarne l’onda ed a remixare e ri-editare anche dei classici musicali che col genere non c’entravano niente.  Ad ogni modo era tutto pompato e tutto alla moda. Fino a quando la stessa moda non ha deciso di voltare pagina e di rinnegare quel successo dichiarandolo superato e trash. 

Cosa mi rimane di quei tempi? Oltre ai ricordi e alla nostalgia, mi restano numerose cassettine registrate che conservo gelosamente, alcune contenenti dei remix davvero rari. E poi mi resta una buona conoscenza sul tema e la certezza che, malgrado i tempi che cambiano, la voglia di Dance anni 90 non mi passerà mai.

Mi resta anche altro, in verità. Negli ultimi anni ho avuto modo di sperimentare in prima persona il piacere di usare i piatti di una console da Dj. E questi che seguono sono dei piccoli estratti della nuova esperienza.

 

 

 

La canzone del mese – Marzo 2018

C’è stato un periodo del mio recente passato in cui non ho fatto altro che ascoltare canzoni tristi e malinconiche. Questo perchè avevo deciso di assecondare il mio umore e di dargli in pasto un contorno della stessa misura. Che poi, diciamola tutta, io la malinconia ce l’ho comunque dentro.


Ad ogni modo, durante quel momento della mia vita mi sono imbattuto in un blog a tema, Canzoni struggenti e tristi, che sembrava parlarmi attraverso la musica che proponeva. Come spesso accade, purtroppo, anche il blog in questione ha smesso di lanciare segnali da anni. Per fortuna ha fatto in tempo a lasciare ai naviganti di passaggio dei buoni spunti musicali, uno dei quali è la mia Canzone del mese

 

I Red Jumpsuit Apparatus sono un gruppo Alternative Rock nato nel 2003 in Florida. Malgrado l’impronta adolescenziale che straripa da ogni parte di essa, anche questa formazione ha rilasciato qualche buon lavoro, tra cui Cat and Mouse, brano melodico del 2006 appartenente al loro album d’esordio in studio, Don’t you fake it

Non so com’è da voi, ma qui l’inizio di settimana è stato segnato da un evento che possiamo tranquillamente definire storico: la neve ha imbiancato la città lasciando sulle strade uno strato di circa 10 centimetri. Alberi e tetti innevati. Uno spettacolo da incorniciare per uno scenario quasi unico per la zona. E quindi ho pensato che le atmosfere del brano che ascolterete (tralasciando il testo) calzassero perfettamente in questo clima quasi magico. Benvenuto marzo.

 

Aspettando Sanremo 2018

Sanremo18 Logo

 

Durante la settimana del Festival di Sanremo, a lavoro, la stanza si trasforma in un covo di esperti discografici. Gli argomenti su cui discutere diventano monotematici, la collega inizia a sentenziare sui probabili vincitori e a distruggere outfit e allestimenti vari dei protagonisti, la radio da ascoltare diventa categoricamente Radio Rai. Perchè Sanremo è Sanremo. E a me va benissimo essere capitato nella stanza dell’ufficio giusta.

Avviso ai nuovi naviganti: in queste pagine si è parlato quasi ogni anno di Sanremo. Pur riconoscendo la parvenza di vecchiume che aleggia intorno alla manifestazione canora più importante del Bel Paese, devo ammettere di parteggiare sempre per il Festival della canzone italiana (e le mie principali motivazioni le trovate QUI).  Tutto questo nonostante i motivi legati al cambiamento non mi permettano più di seguirlo come una volta.

Il Sanremo che non c’è più. Una delle cose che Sanremo ha perso durante i suoi anni è il braccio teso da parte della concorrenza. Mi spiego meglio. Al netto dello stuolo di trasmissioni di Mamma Rai volte a far da traino (e che sono rimaste tutt’oggi), c’era un tempo in cui anche Mediaset et similia contribuivano alla notorietà del Festival attraverso un numero consistente di appuntamenti. Striscia la notizia e Le iene, ad esempio, stravolgevano l’usuale palinsesto e dirottavano le incursioni dei propri inviati nella cittadina in provincia di Imperia in nome del gossip e, soprattutto, nel tentativo di smascherare eventuali vittorie pilotate (memorabile fu il ROSA-LINO-VINCE del ’96).  Evidentemente, quelli ai piani alti di Mediaset devono aver capito, col tempo, che più che danneggiare la manifestazione tutto questo finiva col fare da propaganda al Festival. E allora niente più richiami. Anzi, niente contro-programmazione. Tappeto rosso srotolato e parola agli ascolti. Peccato.

Sanremo 2018. Senza mezzi termini, le mie sensazioni iniziali nei confronti del Festival di quest’anno sono negative. Il trio di presentatori (e direttore) è composto per due terzi da elementi che non hanno mai avuto il mio apprezzamento. Non me ne voglia la cara amica Lali, ma Claudio Baglioni non è una figura che mi attira empaticamente. Se poi ci mettiamo che le sue scelte dei cantanti in gara sono per la maggior parte lontane dai miei gusti musicali, il dado è tratto. E nemmeno la (a detta di molti) simpatica Michelle Hunziker, già sul palco nel lontano 2007, riesce a catturarmi. L’unico che stimo, in termini ludici, è Pierfrancesco Favino. Ottimo attore, alla sua prova del nove sul palco dell’Ariston. Un’incognita su cui, però, pongo buone aspettative. 
Tutti tranquilli, comunque. A quanto pare, Claudione starebbe caricando a pallettoni la scaletta, grazie alle parecchie amicizie nell’ambito dello spettacolo di cui gode. Tutto questo assicura al Festival un numero consistente di ospiti, cantanti e comici, che garantirebbero la buona riuscita degli intermezzi extra-gara. Un nome su tutti: Fiorello. Basta, no?

Tantissimi ospiti. Come detto, questo Sanremo 2018 pare essere una corsa all’invito. Tutti, o quasi, i più grandi nomi della canzone italiana stanno facendo a gara per accaparrarsi un posto d’onore tra le 5 puntate del Festival. Tra i nomi confermati troviamo Il Volo, Giorgia, Gianna Nannini, i Negramaro, Biagio Antonacci, Gianni Morandi, Piero Pelù, Gino Paoli, il trio Nek Pezzali e Renga, Fiorella Mannoia e Laura Pausini.  La lista è ancora work in progress, ma la base c’è ed è solida. Mi chiedo, però, se tutti questi cavalli di razza non toglieranno la scena ai cantanti della gara, quella vera, sminuendoli irrimediabilmente. E gli ospiti internazionali? Al momento la lista è ferma ai nomi di Sting, Shaggy e James Taylor. Un pò poco, considerando i trascorsi.

Chiudo l’articolo con una triste considerazione: non c’è un solo nome in gara che mi entusiasmi. Però ci stanno gli Elii. Basta girare un pò il web per capire quanto le esibizioni al Festival di Sanremo degli Elio e le storie tese abbiano fatto storia. E allora aspettiamoci lo show. Sperando in qualche sorpresa, in numerose papere e in qualche polemica ben assestata.

 

Scaletta Sanremo 2018

 

La canzone di inizio mese – Febbraio 2018

Inauguriamo una nuova rubrica.
Di musica questo blog ne è pieno ed io ho sempre cercato di chiudere gli articoli con una canzone. Ma da questo mese la musica si prende la scena con più forza, tanto da ritagliarsi la centralità di questo post. 

Una sola canzone, un unico brano che apre il mese. Può essere un classico, il tormentone dell’anno o un pezzo a cui legare il momento che sto vivendo. 

Iniziamo, quindi, con una cover. Nel 2011 il DJ e produttore francese David Guetta pubblica un singolo la cui parte vocale viene affidata alla bellissima voce di Sia (tutta la storia QUI). Il singolo ottiene immediatamente molto successo, tanto da aprire il campo ad una serie copiosa di rifacimenti.

La versione che vi propongo è una cover (strumentale e di gran lunga più delicata dell’originale) affidata al talento di Collin McLoughlin. Questa è Titanium. Benvenuto febbraio.

 

 

I ’90 che tornano

90 Special

 

Parte stasera su Italia Uno la prima di 5 puntate di ’90 Special – Che ne sanno i 2000, il nuovo programma ideato e condotto da Nicola Savino che promette di riportare alla luce temi, colori e sapori dell’ultimo decennio dello secolo scorso.

In un interessante articolo su Tv Sorrisi e Canzoni, Savino rivela che «l’ispirazione sul confezionare una trasmissione del genere è partita guardando la serie “1993”» in cui si è divertito a scovare in essa oggetti ed emblemi di quegli anni. Il che, per un nostalgico cronico come me (nonchè amante degli anni novanta), è già un atteggiamento che rende la premessa particolarmente appetibile.   

Ciò che mi rende, invece, piuttosto scettico sulla buona riuscita di ’90 Special, è dato da un paio di incognite che potrebbero rivelarsi di non poco conto. In primo luogo, c’è da considerare l’ovvio limite dato dal fatto di dover utilizzare video di repertorio attinti esclusivamente dall’archivio Mediaset. Mi piacerebbe, ad esempio, rivedere spezzoni di trasmissioni di Mtv come Unplugged o Select, o ricordare la sigla di “Al Cinema in Famiglia” su Raiuno (anni ottanta, lo so), cosa che difficilmente sarà possibile, dato che Mediaset non è principale titolare dei diritti in questione. E poi c’è il rischio concreto di dover assistere ad una sorta di Matricole e Meteore Bis, un programma che ho sempre trovato stucchevole e del tutto privo di contenuto. In ogni caso, confido nelle capacità autoriali di Savino e nella forte impronta nostalgica che ha promesso di mettere nella conduzione.  

Secondo indiscrezioni, tra gli ospiti della prima puntata ci saranno gli Eiffel 65 (chissà se nella formazione al completo) e Jovanotti. Quest’ultimo tornerà a cantare a distanza di trent’anni Asso, la sigla del telefilm Classe di ferro (che però è della fine degli ottanta). 

Finite le mie considerazioni basate sui presupposti, non mi resta che ricordare l’appuntamento di questa sera, su Italia Uno, con la celebrazione dei 90 Special. L’orario d’inizio è alle 21.25 perchè, purtroppo, la prima serata di oggi non è più quella degli anni novanta.