I Boschi umidi e le ricerche dei funghi e… del relax

Fungo McDonalds

 

Sta arrivando, un pò troppo lentamente, il weekend di fine novembre.

In questo periodo dell’anno il mio fine settimana non rappresenta propriamente il manifesto del riposo, sebbene riconosca di averne bisogno, alla luce di tutte le corse e le rincorse che il mio attuale stile di vita mi porta a fare dal lunedì al venerdì. In questo periodo dell’anno il mio weekend diventa soprattutto l’appuntamento fisso con la mia neonata passione autunnale: quella della ricerca di funghi nelle boschive campagne laziali.

Provengo da almeno un paio di generazioni di cercatori di funghi. Mio nonno lo è stato e ha trasmesso la sua indole a mio padre-bambino che, per logica dei fatti, ha provato a trasferirla ai suoi figli. Solo che inizialmente non è stato amore a prima vista. Io e mio fratello abbiamo passato buona parte dell’adolescenza  ignorando il richiamo familiare dei miceti, vuoi perchè non lo trovavamo un passatempo interessante, vuoi perchè, nel periodo più buio per la nostra famiglia, non c’era l’auto (e la testa) per andare incontro a quest’abitudine.
Poi le cose sono cambiate. O, almeno, è cambiato l’approccio ad affrontare determinate situazioni. Sono arrivate le patenti, e la macchina e la voglia di rinnovare la tradizione.

E così, da circa cinque o sei anni si ritorna a percorrere 200 kilometri alle prime luci dell’alba, tra cornetti caldi da prendere “sempre-al-solito-bar” e teorie su quando e dove troveremo i tanto ambiti funghi. Un rituale. Un copione che viene recitato agli inizi di Novembre per poi essere ripetuto, di settimana in settimana, fino a quando non arriva il momento giusto per la raccolta.
Tra l’odore di foglie secche e i brillanti pungitopo, i ciclamini selvatici e le impronte di cinghiali, in questo periodo dell’anno si consuma la tradizione familiare di cui vado fiero. Malgrado tolga ai miei weekend preziosissimi attimi per ricaricare le batterie, tutto questo rappresenta un’importante terapia del buonumore che intendo onorare pienamente e che mi fa stare bene.

Vi consiglio, in questo freddo (ma soleggiato) venerdì di fine novembre, il seguente brano dei Louie Says, una rock band indipendente della seconda metà degli anni novanta con all’attivo soltanto due album. Questa canzone, presente in un episodio del mai dimenticato telefilm Dawson’s Creek, infonde l’umore autunnale, semmai questo possa essere trasmesso attraverso il suono musicale. Un brano da ascoltare alla finestra, con il vetro a far da filtro. Ad ogni modo, questa è She.

Buon weekend a tutti voi.

 
 

Annunci

Il primo ascolto di Mondovisione di Luciano Ligabue

La copertina di Mondovisione, album di Luciano Ligabue

La copertina di Mondovisione, album di Luciano Ligabue

 

Non è per togliere “lavoro” all’altro blog che amministr(av)o, Alone in Kyoto, ma di questo devo proprio parlarvene qui. Luciano Ligabue torna in giro con un nuovo album, il decimo in carriera registrato in studio, ed è una vera e positiva sorpresa. 

Premessa: Ho ascoltato il cd soltanto una volta, questa mattina. Per cui l’analisi va presa così com’è, con l’entusiasmo del momento e con la lucidità relativa di chi ha tenuto un sottofondo in guida che è andato man mano incredibilmente crescendo.

Seconda premessa: Io non sono uno che stravede per il nuovo Lucianone Nazionale (il vecchio è stato il compianto Pavarotti, poi c’è stato il buon vecchio Moggi), anzi, ho riconosciuto spesso il lato ruffiano del rocker di Correggio. E di ciò potete prenderne atto, se proprio ne avete voglia, leggendo tutti gli articoli presenti QUI.  Solo che questo nuovo lavoro proprio non me l’aspettavo così. 

E si, sono partito piuttosto prevenuto e scettico nei confronti di un prodotto molto pubblicizzato e commercialmente troppo appetibile per contenere qualcosa di veramente buono. D’altro canto, i cantanti cosiddetti famosissimi in patria sono soliti sedersi sugli allori, no?

Ed invece è proprio un ottimo lavoro, un racconto, a tratti malinconico, a tratti (come dallo stesso cantautore definito) incazzato di un epoca difficile per la maggior parte dell’umanità.

Il cd presenta 14 tracce inedite, di cui due strumentali (le furberie proprio non possiamo evitarle, eh Lucianì?). Una tracklist che personalmente ho apprezzato soprattutto nella seconda parte, dove esce fuori il Ligabue vecchia maniera, quello di Sopravvissuti e Sopravviventi (similitudine azzardata, lo so, prendetela con le molle), quello che si racconta e che cura i particolari musicali.  Particolarmente apprezzati, in prima battuta, sono stati Ciò che rimane di noi, La neve se ne frega e, sorpresa delle sorpresa, La terra trema, amore mio. Chi mi conosce lo sa, non sono molto incline alle canzoni troppo contestualizzate (in questo caso parliamo del Terremoto che ha colpito l’Emilia nel recente passato), ma con questa qui è stato amore a prima vista.

In conclusione, il primo approccio con Mondovisione mi ha lasciato un’impressione davvero positiva che, com’è ovvio che sia, andrà coltivata con la familiarità  che scaturisce dal tempo e dagli ascolti successivi.

Accidenti, solo ora mi accorgo di quanto è lungo questo articolo. E dire che pensavo che bastassero due righe. E invece…

 
 

Di autunno in inverno… passando per la tangente

CIRCEO

  
E’ così.

Qui a Napoli si è passati dal più che tiepido autunno di venti giorni fa al brusco e piovoso cambiamento di questi giorni. E la settimana prossima è atteso il gelo. 
No, non mi sono dato improvvisamente alle informazioni metereologiche.  E’ che le repentine variazioni climatiche mi fanno riflettere sulla velocità con la quale il mondo ci orbita intorno e sulla sua relativa capacità di mutamento a cui noi assistiamo (o ignoriamo) giorno dopo giorno.

Niente è statico, tutto si trasforma. Una massima a cui non ho mai strizzato l’occhio volentieri, dall’alto del mio essere un fiero ed orgoglioso abitudinario. Ma è così. Col tempo ho imparato a convivere con la certezza che niente resta così com’è stato concepito in origine. Il cambiamento fa parte della vita. E prima lo capisci, prima la smetti di lottare contro ai mulini a vento, cercando a tutti i costi di mantenere un equilibrio che si è ormai sgretolato. 

Per quanto mi riguarda, cerco comunque di mantenere uno stile di vita basato su consueti appuntamenti che mi fanno stare bene e che mi aiutano ad affrontare i sempre più numerosi impegni a cui la vita è solita sottopormi. Come l’episodio settimanale di un telefilm o la tradizionale maratona horror di Halloween. Piccoli tasselli del mosaico, certezze a cui mi piace aggrapparmi durante questo giro sulla giostra della vita.

Ciò detto, posso volgere lo sguardo al weekend e lasciarvi all’ascolto di Love Will Come Through dei Travis. Brano del 2004 che la band di Glasgow hanno scritto in occasione dell’uscita della pellicola Moonlight Mile di Brad Silberling. Buon fine settimana a tutti.

Ah. Se non l’aveste notato, sono tornato.