Nessun uomo è un’isola. Oppure si?

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Nick Hornby
è uno scrittore e sceneggiatore inglese, autore di libri di successo dallo stile ironico e tagliente, come Febbre a 90° e Un ragazzo. Proprio da quest’ultimo romanzo è stato realizzato il film About a boy dei fratelli Paul e Chris Weitz (La bussola d’oro, New Moon), il cui prologo è questo qui:

 

 

Innanzitutto, il mio consiglio è quello di recuperare subito questa pellicola: leggera, dal finale piuttosto scontato, ma con spunti di riflessione davvero interessanti. Uno fra tutti, quello che viene fuori dall’introduzione appena vista. Siamo isole o no?

Personalmente, la natura solitaria mi porta ad avere uno stile di vita da isola, riducendo i rapporti sociali e circoscrivendoli ai modi e i tempi che conciliano il mio modo d’essere. Ovviamente, se allarghiamo l’argomento agli interessi (leggere libri, utilizzare network popolati da una comunità), allora il discorso cambia: non possiamo essere isole. 

Lasciandovi la possibilità di dire la vostra, vi ricordo che siamo entrati nei giorni della merla, il periodo in cui, secondo la leggenda, dovrebbe esserci il freddo più intenso dell’anno. Tradizione che questo 2018 parrebbe smentire. Dalle mie parti, infatti, oggi si sta piuttosto bene.

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Grazie, 500…

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Viviamo nell’era degli obiettivi. Che tu sia un giocatore da Playstation, un affamato fruitore di serie tv, oppure, semplicemente, uno che utilizza con frequenza stabile un Social Network, ti ritroverai a fare i conti con ciò di cui sto parlando.
Quelli del nostro tempo si sono inventati gli incentivi al passatempo. Giochi? Eh, ma ci sono i trofei da completare. Segui una serie tv? Si, ma non hai vinto il premio per aver visto l’ultima puntata in tempo reale. E quanti Like hai ricevuto in un anno? Insomma, è tutto una rincorsa. Più fai, più vinci. Ma cosa vinci? Qual è il premio a cui in tanti ambiscono? Per quanto mi riguarda il mio interesse verso queste cose è pari a zero. Queste cose lasciano davvero il tempo che trovano. Però.

Però non resto indifferente alla notifica che WordPress ha provveduto a segnalarmi stamattina. Cinquecento followers. Cinquecento persone su questa piattaforma che hanno deciso di seguire le tracce di questo mondo.
E allora il mio premio, oggi, è sapere che esiste una così vasta platea che ha deciso di ricevere aggiornamenti da My World…. Che poi la scelta sia avvenuta per interesse concreto, inerzia o semplice noia poco importa. Il mio premio, oggi siete VOI.

Grazie.

 

Facciamo un gioco…

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Le cose stanno così: oggi avrei dovuto parlarvi di Nick Hornby, di quanto siano fighi i suoi libri, dei film che ne sono conseguiti, e poi porvi una domanda. Però…

Stamattina sono arrivato a lavoro e una collega, dopo avermi dato notizia del fatto che l’altra collega di stanza indossa gli stessi indumenti da ormai 2 settimane (?!), continua dicendo: «Facciamo un gioco». Diciamo già che la collega in questione non è nuova ad iniziative simpatiche atte a movimentare la giornata lavorativa (penso, ad esempio, alla sperimentazione di bizzarre diete o quella volta che provò a far funzionare un petofono difettoso) e che quindi sono preparato. «Siccome è difficile che una persona sia sincera al 100%, voglio fare un test psicologico. Quindi, ora, tu mi elenchi tutto, ma proprio tutto, quello che pensi di me, pregi e difetti, e dopo io faccio lo stesso con te». Così. Bam bam
Ne consegue un dibattito in cui ho cercato di spiegare il fatto che sto così bene con me stesso da non voler ascoltare la sua idea sul suo modo di vedermi. Anche perchè, si sa, queste cose non vanno mai secondo l’etica della critica costruttiva. Gli animi si accendono, la discussione si sposta su altri campi e sicuramente le cose dopo non sarebbero più state le stesse. E poi tutto questo mi fa ricordare quando da bambino, tra amici, ci ponevamo la domanda «Se tu potessi avere un super potere, quale sceglieresti?». Ed io in quelle occasioni non ho mai scelto il potere di leggere nella mente delle persone. Non mi interessa proprio saperlo. 

Voi che avreste fatto? Vi sareste sottoposti al confronto (che lei chiama, impropriamente, gioco) o avreste fatto come Dexter, che si costruisce su misura il vestito da collega-amicone di tutti? 

 

Ciambelle

 

Per oggi ho finito. La prossima volta parliamo di Hornby. Buon fine settimana a tutti.

I ’90 che tornano

90 Special

 

Parte stasera su Italia Uno la prima di 5 puntate di ’90 Special – Che ne sanno i 2000, il nuovo programma ideato e condotto da Nicola Savino che promette di riportare alla luce temi, colori e sapori dell’ultimo decennio dello secolo scorso.

In un interessante articolo su Tv Sorrisi e Canzoni, Savino rivela che «l’ispirazione sul confezionare una trasmissione del genere è partita guardando la serie “1993”» in cui si è divertito a scovare in essa oggetti ed emblemi di quegli anni. Il che, per un nostalgico cronico come me (nonchè amante degli anni novanta), è già un atteggiamento che rende la premessa particolarmente appetibile.   

Ciò che mi rende, invece, piuttosto scettico sulla buona riuscita di ’90 Special, è dato da un paio di incognite che potrebbero rivelarsi di non poco conto. In primo luogo, c’è da considerare l’ovvio limite dato dal fatto di dover utilizzare video di repertorio attinti esclusivamente dall’archivio Mediaset. Mi piacerebbe, ad esempio, rivedere spezzoni di trasmissioni di Mtv come Unplugged o Select, o ricordare la sigla di “Al Cinema in Famiglia” su Raiuno (anni ottanta, lo so), cosa che difficilmente sarà possibile, dato che Mediaset non è principale titolare dei diritti in questione. E poi c’è il rischio concreto di dover assistere ad una sorta di Matricole e Meteore Bis, un programma che ho sempre trovato stucchevole e del tutto privo di contenuto. In ogni caso, confido nelle capacità autoriali di Savino e nella forte impronta nostalgica che ha promesso di mettere nella conduzione.  

Secondo indiscrezioni, tra gli ospiti della prima puntata ci saranno gli Eiffel 65 (chissà se nella formazione al completo) e Jovanotti. Quest’ultimo tornerà a cantare a distanza di trent’anni Asso, la sigla del telefilm Classe di ferro (che però è della fine degli ottanta). 

Finite le mie considerazioni basate sui presupposti, non mi resta che ricordare l’appuntamento di questa sera, su Italia Uno, con la celebrazione dei 90 Special. L’orario d’inizio è alle 21.25 perchè, purtroppo, la prima serata di oggi non è più quella degli anni novanta.

Blue Monday

Monday, English weekday message on Paper torn ripped opening

 

C’è questa cosa che hanno istituito in terra anglosassone intorno al 2005, frutto della teoria di un professore universitario, secondo la quale oggi, terzo lunedì dell’anno, sarebbe il giorno più triste e deprimente dell’anno.
La base su cui verte questa storia è un’equazione piuttosto elaborata e composta da diversi elementi: le condizioni meteorologiche, il conto corrente in rosso dovuto allo shopping compulsivo natalizio,  i giorni passati dall’ultimo Natale e quelli passati dalla realizzazione del fallimento dei buoni propositi (ma davvero?!), e ultima, ma non ultima, l’assenza di motivazione e del bisogno di reazione. Non sono sicuro se all’appello debba prendere parte anche il fattore “giorno della settimana”, ma direi che la ricetta è già abbastanza corposa. 
Poi c’è anche chi insinua che il Blue Monday sia una semplice operazione di marketing messa su da qualche agenzia di viaggi con l’intenzione di convincere la platea ad evadere dalla routine quotidiana. Sta di fatto che noi italiani siamo maestri nell’importare e diffondere la cultura altrui. E quindi il Lunedì Blu (o sarebbe meglio definirlo nero) sta prendendo piede anche da noi.

E il mio Blue Monday? Perchè, in effetti è stata proprio la mia esperienza odierna a convincermi a parlarne.
Beh, innanzitutto piove. E’ un lunedì grigio e piovoso. Di quella pioggia leggera e fastidiosa, che crea umidità piuttosto che nutrire la terra. E già così…
Mi alzo e mi preparo con l’entusiasmo di uno che è costretto a seguire un documentario in lingua originale sulla vita dei pescatori cambogiani, ed esco.
Arrivo in garage ed ho il sospetto che qualcosa stoni nel mio ormai rodato schema mattutino. Lo zaino c’è, la chiave per l’accensione dell’auto ce l’ho, manca il telecomando dell’antifurto. Come mio solito sono già in grosso ritardo, e dunque questa improvvisa caccia al tesoro è totalmente sgradita. Mi tocca risalire le scale, facendo occhio al tragitto a ritroso per l’eventuale ritrovamento. Niente. Il ritardo aumenta, il desiderio di darmi per malato pure. Torno in garage ormai rassegnato al fatto di dover far fronte ad una rogna di non poco conto, e trovo il telecomando quasi dietro alla mia auto. Sicuramente sarà volato mentre tiravo fuori la chiave dalla tasca. Ma il rumore della caduta? Evidentemente, starò diventando sordo.
Alla luce di tutto questo, mi consigliate di valutare l’ipotesi di una vacanza da prenotare presso quei geni del marketing di cui parlavo poco sopra? 

Imprevisti a parte, se avete voglia di leggere una classifica sulle canzoni più tristi di sempre, non vi resta che cliccare QUI.

Per quanto mi riguarda, asserisco che l’unico Blue di cui voglia sentire parlare da adesso in poi è la hit degli Eiffel 65 con la quale chiudo questo post. 

 

 

Ricapitolando…

Ricapitolando

 

Weekend alle porte. Nonostante il mio fine settimana non sia più quello di anni fa, provo comunque ad arrivarci con lo stesso entusiasmo di allora. Se non altro, non avrò da lavorare. Piuttosto spero di riuscire a sfruttare questi due giorni per andare a fare shopping da saldi (camicie, jeans e scarpe sono in wishlist da un pò) cercando, poi, di ritagliarmi del tempo da dedicare alle mie passioni. 

A tal proposito, riporto un rapido punto della situazione su tutti quegli elementi a corredo della mia vita in questo periodo.

La lettura di IT di Stephen King procede a rilento. Sono a circa 300 pagine completate ma, dopo un inizio molto scorrevole, mi trovo adesso alle prese con un tratto che, personalmente, ritengo meno incisivo. Credo che in questa analisi abbia la sua valenza anche il tipo di impaginazione che la versione tascabile ha riservato a quest’opera: è tutto troppo attaccato, e la stanchezza ne risente. Resta un bel romanzo, comunque.

In attesa che riprenda la normale programmazione di The Walking Dead e This is us, sto recuperando la quarta stagione di Black Mirror, una delle mie serie-tv preferite in assoluto. Per ora ho visto soltanto le prime due puntate e devo ammettere che, purtroppo, non mi hanno sconvolto quanto mi aspettassi. U.s.s. Callister parte in sordina, quasi come una parodia che beffeggia le vecchie serie di fantascienza degli anni 60. Poi assume la forma tipica della serie-tv, il protagonista finisce vittima della sua brama di controllo dei cloni, e diventa tutto più interessante. Nel complesso un episodio che gioca molto sull’ironia e che ti spiazza proprio quando stai nel bel mezzo della risata. Arkangel mi è piaciuto poco. Nonostante segua il filone tecnologico e distopico della serie, devo dire di averlo trovato “svuotato”, privo di quel cinismo che contraddistingue gli altri episodi. Stasera riparto col terzo. Sonno permettendo.

Capitolo musica. Più che scoprire canzoni del momento (il mercato latita in questo periodo), sto venendo a conoscenza, grazie a Spotify, di parecchi brani che meritano di finire di diritto nella mia playlist principale. Through glass degli Stone Sour, ad esempio, è tra quelle che più ascolto ultimamente.

Vorrei comprare un nuovo gioco per la Ps4. Dopo oltre 2 mesi di fiducia incondizionata, devo rompere gli indugi ed ammettere che Fifa 18 non mi appassiona quanto il suo predecessore. Quindi, ho pensato di cambiare genere e voglio approfittare degli sconti di gennaio per buttarmi su qualche platform vecchio stampo. Steamworld DigOddworld: New ‘n’ Tasty è l’eterno dilemma che, spero, di risolvere entro questa sera.

Chiudo l’articolo con una canzone che posso definire “Il mio momento di felicità di questa giornata”. Malgrado sia una delle canzoni più famose di Robbie Williams, erano anni che non l’ascoltavo. E, beh, mi ha fatto stare bene. Dunque ringrazio Il volo del mattino per avermela riportata alla memoria. Questa è Angels. Buon fine settimana.