Pensieri sparsi pre-natalizi

 

Albero di Natale

Oggi antivigilia di Natale. Ed io, da buon tradizionalista, la vivo come se fosse già una mezza festività. D’altronde il grande Eduardo De Filippo celebra questa giornata contestualizzando il suo più grande capolavoro proprio nel giorno del 23 dicembre. Se non dovessi lavorare potrei addirittura stilare un programma per questa giornata. Magari anche un menù personalizzato per il pranzo, destinando alla voce “Primo piatto” del buon brodo vegetale, come consigliato da Eduardo, ideale per mantenermi Leggiero.

Guardando avanti, non so ancora come trascorrerò questi giorni di festa. Ho un fastidiosissimo stato influenzale che potrebbe sfociare in febbre oppure rientrare nelle prossime ore. Per il momento è tutto una grossa incognita. 

Capitolo regali. Come sempre sono fermo al palo. Il poco tempo a disposizione unito ad una predisposizione allergica al trovare il dono giusto da comprare e la sorpresa adatta alle esigenze mi ha di fatto arruolato tra la schiera degli amanti dell’ultimo minuto. Poche idee, (pochi soldi), poco tempo, quindi. E chissà come andrà a finire anche questa situazione relativa a quello che è forse l’unico aspetto del Natale che non riesco ad “abbracciare”.

Intanto domani sera manderanno in onda l’ennesima riproposizione de Una poltrona per due. La mia tradizione è salva, ed il mio umore è già più sereno. 

Buttate giù queste poche righe, auguro a tutti coloro che hanno ripreso a leggermi con costanza, a quelli che sono qui di passaggio, a quelli che torneranno e a quelli che preferiranno altri lidi, un sereno e felice Natale.

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Le collezioni della vita

Vintage Support

Sono sempre stato un fanatico delle collezioni. Non parlo solo di quelle propriamente racchiuse nel termine, come possono essere le raccolte di figurine o di fumetti. E’ chiaro che ce ne sono state anche di questo tipo nella vita, ma rappresentano la parte più marginale della mia natura.
A conferma di quanto già scritto QUI e QUI, io sono un instancabile ed assoluto raccoglitore di elementi certi. Fin da piccolo il fascino offerto da una collezione ha rappresentato un motivo di prestigio e soddisfazione per me, un vanto conseguito dal possesso di qualcosa che gli altri non avevano.  

E così sono arrivati gli album di figurine dei calciatori (prima ancora c’erano stati quelli dei cartoni) a riempire le giornate della mia infanzia di sfide alla ricerca degli ultimi tasselli utili. Successivamente è stato il turno dei fumetti. Le pile di Topolino che poi, nel corso degli anni, sono stati sostituiti da quelli di Dylan Dog, hanno messo a dura prova le mensole della mia cameretta. 

Non solo lettura e foto. Crescendo ho iniziato a nutrire la passione per i film horror (grazie Zio Tibia). Ne registravo tantissimi, alcuni dei quali sono autentiche perle mai dimenticate della cinematografia di nicchia. Con la paghetta, poi, integravo la collezione con ulteriori pellicole acquistate dalle videoteche del mio quartiere. Alla metà degli anni novanta, la mia collezione di horror vantava ben 225 titoli, più o meno validi, ma di cui conservo un buon ricordo.

Gli anni novanta, il periodo più florido per una certa dance commerciale. Arrivarono, di conseguenza, le cassettine, quelle di cui in molti ancora rimpiangono l’uso. Radio sempre accesa e tanta tanta pazienza. C’era una canzone da beccare, ed un tasto REC da premere in simultanea con quello PLAY. Però che sballo portare quei brani in auto e godere di quella musica.

Anche oggi continuo a nutrire la passione per il collezionismo di certezze. Ho diverse centinaia di dvd e parecchie serie-tv che mi lasciano nel tempo una miriade di citazioni che poi diventano consuetudini nei miei dialoghi quotidiani. Inoltre continuo a selezionare testi e accordi per la scaletta di un improbabile concerto da camera da tenere esclusivamente in presenza delle persone care. Ed infine, sono ancora pronto con quel tasto REC (questa volta virtuale) per beccare i migliori scherzi che le radio tengono durante le loro trasmissioni e che rappresentano la formula del buonumore nei miei viaggi in auto in compagnia dei “fungiari”. 

Orfano di Dexter

Dexter Wallpaper

ATTENZIONE: L’articolo potrebbe contenere degli involontari SPOILER.

E’ già passata una settimana dall’ultima volta che ho messo piede in questo posto. Tuttavia mi ritrovo con la mente ancora a venerdì scorso, a poco prima di mezzanotte. A quando tutto ha avuto una conclusione.

Sono passati cinque lunghi anni da quel 5 settembre 2008.

Seconda serata. Italiauno decide di mandare in onda, in mezzo all’immane marea di porcherie a cui ci ha abituati, una serie-tv fuori dagli schemi che prende titolo dal nome di un tecnico forense della polizia di Miami. Dexter, appunto. 
Dexter ha un buon lavoro, un buon team di colleghi strampalati, una sorella sboccata che lo adora, una compagna separata che lo coccola. Dexter gioca a bowling, adora le ciambelle, ha un buon feeling con i bambini.
Dexter finge la sua normalità molto bene. Dexter ha un segreto. Il segreto si chiama Oscuro Passeggero

Prodotta dalla Showtime, lo stesso coraggioso network tv di Californication e Masters of Horror (ma anche di Shameless e di The L World), Dexter è stata uno dei miglior telefilm dell’ultimo decennio, capace di fare incetta di premi durante il corso degli anni in cui è andato in onda. D’altronde, gli elementi c’erano tutti. Un soggetto convincente, un’interpretazione del cast magistrale, una regia con giochi di luci pazzeschi. E poi le musiche. Le sue musiche strumentali (in gergo rappresentano la Soundtrack Score) di Dexter sono qualcosa di sensazionale che va almeno una volta ascoltato per rendervi conto di cos’è stato questo serial. Difficilmente sono riuscito a resistere con costanza alla visione di una serie-tv così lunga. Ma con Dexter è stato amore a prima vista. A partire da quel venerdì di inizio settembre. Fin dal pilota, Dexter non mi aveva più lasciato. 

L’ha fatto lo scorso venerdì, dopo 96 episodi, con un colpo di scena finale per nulla scontato ma che, da quanto ho letto, ha scontentato la gran parte di aficionados. Non me (Lascio alla sezione Commenti eventuali digressioni sull’argomento).

Intanto è arrivato il weekend. 

Fine settimana che dovrebbe vedermi ancora alla ricerca dei funghi perchè il clima di questo periodo ha rallentato le dinamiche naturali e, di conseguenza, le previsioni sono saltate tutte. Poi c’è la partita. (E poi) Speriamo di poterci riposare un pò.

E, dulcis in fundo, c’è il brano di chiusura.
La canzone di questo venerdì è legata alla dance anni novanta. Un periodo particolarmente felice per me, in cui tutto era più leggero, dove c’erano le amicizie sincere, quelle senza scopi personali di fondo (QUI per approfondimenti).

Per voi, Dj Dado con Gimme Love. Buon fine settimana. 

 

Riferimenti extra: Dexter su AiK