Aspettando Sanremo 2018

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Durante la settimana del Festival di Sanremo, a lavoro, la stanza si trasforma in un covo di esperti discografici. Gli argomenti su cui discutere diventano monotematici, la collega inizia a sentenziare sui probabili vincitori e a distruggere outfit e allestimenti vari dei protagonisti, la radio da ascoltare diventa categoricamente Radio Rai. Perchè Sanremo è Sanremo. E a me va benissimo essere capitato nella stanza dell’ufficio giusta.

Avviso ai nuovi naviganti: in queste pagine si è parlato quasi ogni anno di Sanremo. Pur riconoscendo la parvenza di vecchiume che aleggia intorno alla manifestazione canora più importante del Bel Paese, devo ammettere di parteggiare sempre per il Festival della canzone italiana (e le mie principali motivazioni le trovate QUI).  Tutto questo nonostante i motivi legati al cambiamento non mi permettano più di seguirlo come una volta.

Il Sanremo che non c’è più. Una delle cose che Sanremo ha perso durante i suoi anni è il braccio teso da parte della concorrenza. Mi spiego meglio. Al netto dello stuolo di trasmissioni di Mamma Rai volte a far da traino (e che sono rimaste tutt’oggi), c’era un tempo in cui anche Mediaset et similia contribuivano alla notorietà del Festival attraverso un numero consistente di appuntamenti. Striscia la notizia e Le iene, ad esempio, stravolgevano l’usuale palinsesto e dirottavano le incursioni dei propri inviati nella cittadina in provincia di Imperia in nome del gossip e, soprattutto, nel tentativo di smascherare eventuali vittorie pilotate (memorabile fu il ROSA-LINO-VINCE del ’96).  Evidentemente, quelli ai piani alti di Mediaset devono aver capito, col tempo, che più che danneggiare la manifestazione tutto questo finiva col fare da propaganda al Festival. E allora niente più richiami. Anzi, niente contro-programmazione. Tappeto rosso srotolato e parola agli ascolti. Peccato.

Sanremo 2018. Senza mezzi termini, le mie sensazioni iniziali nei confronti del Festival di quest’anno sono negative. Il trio di presentatori (e direttore) è composto per due terzi da elementi che non hanno mai avuto il mio apprezzamento. Non me ne voglia la cara amica Lali, ma Claudio Baglioni non è una figura che mi attira empaticamente. Se poi ci mettiamo che le sue scelte dei cantanti in gara sono per la maggior parte lontane dai miei gusti musicali, il dado è tratto. E nemmeno la (a detta di molti) simpatica Michelle Hunziker, già sul palco nel lontano 2007, riesce a catturarmi. L’unico che stimo, in termini ludici, è Pierfrancesco Favino. Ottimo attore, alla sua prova del nove sul palco dell’Ariston. Un’incognita su cui, però, pongo buone aspettative. 
Tutti tranquilli, comunque. A quanto pare, Claudione starebbe caricando a pallettoni la scaletta, grazie alle parecchie amicizie nell’ambito dello spettacolo di cui gode. Tutto questo assicura al Festival un numero consistente di ospiti, cantanti e comici, che garantirebbero la buona riuscita degli intermezzi extra-gara. Un nome su tutti: Fiorello. Basta, no?

Tantissimi ospiti. Come detto, questo Sanremo 2018 pare essere una corsa all’invito. Tutti, o quasi, i più grandi nomi della canzone italiana stanno facendo a gara per accaparrarsi un posto d’onore tra le 5 puntate del Festival. Tra i nomi confermati troviamo Il Volo, Giorgia, Gianna Nannini, i Negramaro, Biagio Antonacci, Gianni Morandi, Piero Pelù, Gino Paoli, il trio Nek Pezzali e Renga, Fiorella Mannoia e Laura Pausini.  La lista è ancora work in progress, ma la base c’è ed è solida. Mi chiedo, però, se tutti questi cavalli di razza non toglieranno la scena ai cantanti della gara, quella vera, sminuendoli irrimediabilmente. E gli ospiti internazionali? Al momento la lista è ferma ai nomi di Sting, Shaggy e James Taylor. Un pò poco, considerando i trascorsi.

Chiudo l’articolo con una triste considerazione: non c’è un solo nome in gara che mi entusiasmi. Però ci stanno gli Elii. Basta girare un pò il web per capire quanto le esibizioni al Festival di Sanremo degli Elio e le storie tese abbiano fatto storia. E allora aspettiamoci lo show. Sperando in qualche sorpresa, in numerose papere e in qualche polemica ben assestata.

 

Scaletta Sanremo 2018

 

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Grazie, 500…

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Viviamo nell’era degli obiettivi. Che tu sia un giocatore da Playstation, un affamato fruitore di serie tv, oppure, semplicemente, uno che utilizza con frequenza stabile un Social Network, ti ritroverai a fare i conti con ciò di cui sto parlando.
Quelli del nostro tempo si sono inventati gli incentivi al passatempo. Giochi? Eh, ma ci sono i trofei da completare. Segui una serie tv? Si, ma non hai vinto il premio per aver visto l’ultima puntata in tempo reale. E quanti Like hai ricevuto in un anno? Insomma, è tutto una rincorsa. Più fai, più vinci. Ma cosa vinci? Qual è il premio a cui in tanti ambiscono? Per quanto mi riguarda il mio interesse verso queste cose è pari a zero. Queste cose lasciano davvero il tempo che trovano. Però.

Però non resto indifferente alla notifica che WordPress ha provveduto a segnalarmi stamattina. Cinquecento followers. Cinquecento persone su questa piattaforma che hanno deciso di seguire le tracce di questo mondo.
E allora il mio premio, oggi, è sapere che esiste una così vasta platea che ha deciso di ricevere aggiornamenti da My World…. Che poi la scelta sia avvenuta per interesse concreto, inerzia o semplice noia poco importa. Il mio premio, oggi siete VOI.

Grazie.

 

Il ritorno di Michael Mann

Blackhat_Michael_Mann

E’ stato rilasciato da qualche ora il trailer di Blackhat, cyber-thriller che segna il ritorno dietro la macchina da presa di Michael Mann. Nel cast troviamo, tra gli altri, Chris Hemsworth, Viola Davis, Manny Montana, William Mapother e John Ortiz.

Regista di Manhunter, Heat – La sfida, Collateral, Miami Vice e tanti altri successi, Mann si era concesso un lungo periodo lontano dalla direzione cinematografica in seguito al flop di Public Enemies – Nemico Pubblico. Inutile dire che, adorando letteralmente la tecnica registica, i filtri notturni e le riprese in digitale, io non veda l’ora di godermi il suo nuovo lavoro. 

Purtroppo la data d’uscita nel nostro Paese è ancora sconosciuta, mentre la premier americana è stata fissata per il prossimo 16 gennaio.

Nel frattempo, di seguito c’è il  primo trailer di Blackhat. Che ve ne pare?

 

Ciao Bob

Bob Hoskins RIP

Bob Hoskins ci lascia all’età di 71 anni.

Attore britannico, candidato all’Oscar nel 1986, lo ricordo soprattutto per due pellicole a cui mi legano momenti d’infanzia: Hook – Capitan Uncino e Chi ha incastrato Roger Rabbit. Quest’ultimo titolo è stato la prima videocassetta che mio padre ci ha comprato per testare il videoregistratore. Nei mesi scorsi girava anche voce di un progetto relativo al seguito della fortuna pellicola diretta da Robert Zemeckis

Ciao, Bob. E grazie delle memorie che ci hai lasciato. 

Ciao, Philip

PSH

Un fulmine a cielo sereno. O, almeno, così è apparsa ai miei occhi l’inaspettata notizia della morte di Philip Seymour Hoffman

Quarantasei anni ma con già una lodevole carriera alle spalle, l’attore newyorkense si è spento ieri nella stanza di un edificio in Bethune Street, battuto da una delle armi più pericolose e traditrici di quest’era: l’eroina

Ci aveva provato, Philip, ad uscire dal tunnel. Aveva provato a mettersi nelle mani dei medici per una disintossicazione e una riabilitazione necessarie per il proseguo della sua esistenza. Ma è ricaduto.

Di lui restano le molteplici prove attoriali a cui ci ha abituato ad assistere nel corso degli anni. E, personalmente, mi resta il ricordo della magistrale interpretazione di Lester Bangs in Almost Famous – Quasi Famosi (di cui potete vedere l’estratto più intenso qui di seguito). Il ruolo del più grande giornalista rock di tutti i tempi affidato ad uno degli attori più talentuosi di sempre. In quella pellicola, Hoffman ritagliò su se stesso il ruolo di “uncool”, di sfigato, riservando sguardi ed atteggiamenti nei quali uno come me si è sempre ritrovato. Un parallelismo a me molto caro che, d’ora in poi, diventa ancora più sentito.

E, di parallelismo in parallelismo, c’è ancora una cosa che accomuna il timido (nella vita) Philip Seymour Hoffman all’anticonformista Lester Bangs: lo stesso tragico epilogo per overdose.

Salutaci gli angeli, Phil.

I wanna talk tonight…

I belong to the night...

Eccomi qui, ancora una volta. E’ un periodo particolarmente intenso per me, e questo mi impedisce , per l’ennesima volta,  di dedicare del tempo a My World… . Si, perchè questo blog, in quanto privato, mi fa sentire meno il "peso" dell’aggiornamento. Questo non vuol dire che lo ritenga meno importante dell’altro.
A tal proposito vi porto all’attenzione un articolo riportato dall’Ansa che, se accertata, potrebbe destare più di qualche preoccupazione:

"NEW YORK – La morte arriva col blog: lo stress di tener aggiornato 24 ore su 24 un ‘diario on line’ combinato con l’assenza di esercizio fisico e di sonno e con una dieta irregolare e malsana, sono un cocktail potenzialmente letale che ha cominciato a mietere vittime nel mondo del web.

Due settimane fa a Fort Lauderdale in Florida è stato celebrato il funerale di Russell Shaw, un prolifico blogger di temi tecnologici morto improvvisamente di infarto a 60 anni.

In dicembre un altro blogger suo amico, Marc Orhant, era finito sottoterra per un esteso blocco alle coronarie. Un terzo, Om Malik, ha avuto un infarto negli stessi giorni ma ce l’ha fatta: ha appena 41 anni. Sono casi isolati o la punta di un iceberg? Se lo è chiesto oggi il New York Times raccogliendo le lamentele di altri ‘diaristi’ della rete che hanno perso peso o sono diventati obesi, che non riescono più a dormire regolarmente o crollano esausti sulla tastiera: tutti disturbi, se non proprio malattie, attribuite allo stress di dover produrre notizie in un ciclo di informazione non stop in cui la concorrenza è spesso feroce. Alcuni di quelli che erano nati come diari online sono in effetti diventati negli ultimi anni veri e propri produttori di informazione che fanno concorrenza ai media tradizionali sul fronte della pubblicità.

La pressione è enorme soprattutto per i free lance, navigatori della rete pagati spesso neanche dieci dollari a pezzo, ma anche chi sui blog ha costruito una fortuna ha motivo di preoccuparsi. "Non sono ancora morto ma presto finirò in ospedale con l’esaurimento nervoso", ha detto Michael Arrington, fondatore e direttore di TechCrunch, un popolare blog sulle nuove tecnologie che rastrella milioni di dollari in pubblicità. Arrington, che è ingrassato di 15 chili in tre anni, ha attribuito allo stress da blog il fatto che ora soffre gravemente di insonnia: ‘Sono arrivato a un punto di rottura”. Non è da oggi che i bloggers denunciano pubblicamente contraccolpi fisici del loro mestiere: è un leit motiv dei diaristi online lamentarsi della fatica perennemente in agguato per chi passa buona parte della giornata e spesso della notte a smanettare sul computer a caccia di informazione. Molti blogger sono pagati a pezzo, altri a numero di lettori, in una gerarchia retributiva che ripaga lo scoop anche se appena di pochi minuti. La velocità in questi casi è tutto: "Non c’é una volta, neanche quando dormi, che non ti viene l’ansia di avere preso un buco", ha detto Addington al New York Times. Tanto i blogger sono consapevoli dei rischi del mestiere che alcuni di loro hanno preso a scambiarsi consigli su come farvi fronte.

Un mese fa su Problogger.com l’australiano Darren Rowse, che contribuisce a una ventina di blog oltre ai due da lui curati, ha offerto ai suoi lettori un piccolo manuale di sopravvivenza: tra i consigli, quello di "tagliare le catene della scrivania" e "tornare a buttar giù idee su taccuini di carta". "

Voi che ne pensate?

Tornando a cose più personali, questa  è una settimana molto piena per me:

E’ iniziato ufficialmente il periodo più duro dell’anno per quanto riguarda il lavoro (per ulteriori informazioni, cliccare QUI). E, detta tra noi, mai come questa volta mi sento davvero apatico e senza voglia. Speriamo bene.

Giovedì mi cresimo. Dopo ben sei mesi di duro (ma, in realtà, molto piacevole) corso, è giunto il momento della mia tanto ambita Cresima. Tutti invitati, ovviamente chi può.

Ho preso l’auto. Tre mesi mi sono serviti per arrivare alla fine della mia ricerca: è una Punto del 2001, ma per me è come se avessi sotto una Ferrari. Tutt’altro che pretenzioso, lo so.

Ora vado a letto. Ho parlato abbastanza, e mal articolato. Notte.

Il lupo perde il pelo…

Fabrizio CoronaPare proprio che gli ultimi fatti che vedono coinvolto Fabrizio Corona condannino ancora una volta il noto fotografo, reo di aver tentato di smerciare delle banconote false. Secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa, le indagini della Polizia susseguenti il ritrovamento di altre banconote lungo l’Autosole, nei pressi di Orvieto, avrebbero rilevato la presenza di ulteriore denaro falso all’interno dell’appartamento milanese di Corona. Ritrovata anche un’arma da fuoco. Per lui è scattato l’arresto immediato.

Aspettando i risvolti di quest’inchiesta, mi chiedo come sia possibile che l’Italia sia l’unico paese in cui si premiano i disonesti. Voglio dire, Corona era già stato accusato ed indagato in seguito allo scandalo di Vallettopoli. Bene, quella sferzata improvvisa di popolarità gli aveva portato solo ulteriore giovamento alla sua carriera: lancio di una linea di abbigliamento firmata a suo nome, pubblicazione di un libro e uscita di una canzone. Come se non bastasse Corona continua a ricevere attestati di stima ed ammirazione da parte di orde di giovanissimi che (forse) vedono in lui un esempio da emulare.

W l’Italia!

Ci siamo!

I Simpson - Il Film

Il film dei Simpson fa tappa in Italia


Finalmente è arrivato anche in Italia il giorno del debutto dei gialli sul grande schermo. Il film, che nel mondo ha già incassato qualcosa come 500 milioni di dollari, viene distribuito in oltre 700 sale italiane.