Lost – Seconda Stagione: Il dovere di un genitore

Eccoci arrivati all’appuntamento dedicato agli attesissimi episodi che precedono il puntatone finale della seconda stagione di Lost, previsto per lunedì prossimo.

  

Il primo episodio si apre con un sogno conturbante (in perfetto stile Lynchiano) fatto da Mr. Eko in cui Ana Lucia e suo fratello Yemi gli chiedono di aiutare Locke a trovare un oscuro “Punto Interrogativo”. Nel corso della puntata assistiamo ai tentativi di Jack di salvare Libby ed a nuovi flashback sui trascorsi di Eko, in cui ci viene mostrato come un’indagine da lui svolta in merito ad un presunto miracolo, lo abbia salvato dal ricadere nei loschi traffici in cui si era già addentrato in passato. Lo stesso uomo di colore, in seguito, accompagnato da Locke, riesce a trovare il punto interrogativo (rivelatosi un “segnale” in un punto del terreno cosparso di sale), che li porta alla scoperta di un’altra botola. Una volta calati al suo interno, i due assistono ad un filmato di orientamento esplicativo: si scopre che quel luogo è denominato Stazione 5 o La Perla, e che rappresenta un centro di monitoraggio, in cui un team composto da due persone ha il compito di controllare, registrare e trasmettere tutte le azioni esercitate dagli ignari componenti  di un’altra stazione, a cui è stato dato il compito di premere un pulsante. Nella seconda puntata riviviamo i giorni vissuti da Michael nel tentativo di  liberare il figlio e quelli successivi alla sua cattura. Notiamo, così, come l’uomo abbia detto la verità sul modo di vivere degli “altri” e sulla presenza di due sentinelle a guardia della loro botola. Inoltre, durante il suo periodo di prigionia, fa nuovamente la propria comparsa la figlia della francese Rousseau, che parrebbe avere intenzioni decisamente diverse rispetto a quelle degli altri. Intanto, Charlie riesce a scacciare i fantasmi del passato rifiutando la tentazione della droga e gettando in mare le statuette ritrovate. Ma la puntata ci svela, soprattutto, la verità sullo strano comportamento di Michael. Scopriamo, quindi, lo scambio propostogli dagli Others: lui avrebbe dovuto portare al loro accampamento solo quattro dei suoi compagni ed in cambio avrebbe avuto Walt. Quattro precisi nomi gli vengono indicati su un foglio, e solo quelli sarebbero stati il lasciapassare per la liberazione del figlio.

Lo strano comportamento di Michael non convince, però, Sayid che fa notare a Jack come l’uomo sia stato compromesso, fondando la propria analisi soprattutto sul fatto che un padre farebbe di tutto per il figlio.

L’episodio si conclude con l’ultimo saluto alle vittime del folle gesto di Michael e con l’incredibile avvistamento di una barca.

 

Altre opinioni e note personali: Si avvia alla conclusione la seconda stagione di questo interessantissimo telefilm. Anche questi episodi hanno riservato la solita massiccia dose di interrogativi ed indizi. In particolare, vorrei segnalare alcuni punti interessanti:

 

– La frase di John Locke: “Boone ha fatto cadere l’aereo, poi è morto… Un sacrificio che l’isola ha preteso.” mi induce a pensare al fatto che, probabilmente, John crede nel potere dell’isola o, comunque, in una sorta di occulta forza manipolatrice.

 

– Nella parte del sogno di Mr. Eko in cui ritrova il fratello Yemi, si nota una strana stanza di controllo generale, che mi è parsa diversa da quelle già viste e che potremmo rivedere in futuro.

 

– Il lodevole gesto di Sawyer, che prima confessa a Jack di essere stato insieme ad Ana Lucia, e poi definisce lo stesso dottore “ciò che più si avvicina ad un amico”.

 

– L’interessante aneddoto raccontato da Mr Eko a Michael: “Ci fu un tempo in cui ero solito celebrare la funzione in una Chiesa, in Inghilterra. Un giorno, alla fine della Messa, un bambino mi confessò di aver ucciso il suo cane colpendolo con un barile, per proteggere la sorellina. Aveva paura che andasse all’inferno. Io gli dissi che Dio avrebbe capito e che l’avrebbe perdonato, ma solo se lui si fosse pentito di quell’azione. Lui mi disse che, in realtà, non era interessato al fatto di salvarsi. Lui aveva paura che, una volta finito all’inferno, il cane sarebbe stato lì ad aspettarlo.”

 

– La sottile ironia di Sawyer nel dare soprannomi a tutti. Memorabili, in queste due puntate, quelli dati a Locke e a Jack, rispettivamente  Johnny Stampella e David Crockett.

 

– Alcuni dei consueti interrogativi: Come mai gli altri conoscono nome e cognome degli abitanti dell’isola? Chi ha sparso il sale sul terreno a formare il punto interrogativo?

  

Vi lascio con l’unica frase presente nella pubblicità, realizzata da Fox, relativa alla prossima puntata, l’ultima puntata della seconda serie:

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“Nulla accade per caso. Se le strade sono deserte è perché tutti abbiamo bisogno di sapere”

 

A me sembra completamente senza senso… Voi che ne pensate?

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La mia top ten CINEMA (Il mio numero cinque…)

Ci sono film che si lasciano amare per la loro semplicità. Film che senti come tuoi. Che ti permettono di viverli, di percepirli, di annusare l’atmosfera dei luoghi in cui vengono realizzati. Ci sono film che, attraverso il loro messaggio positivo, riescono a risollevarti il morale.

E’ giunto il turno di uno di questi film, il quinto della mia personale classifica.

 

RICOMINCIO DA CAPO  (Groundhog Day):

 

Il metereologo Phil Connors (Bill Murray) si reca, suo malgrado, nella ridente cittadina di Punxsutawney, in Pennsylvania, per girare un servizio sulla tradizionale festa locale soprannominata “Il Giorno della Marmotta”. Qui, per un inspiegabile motivo, è partecipe di un incomprensibile fenomeno che lo costringe a rivivere lo stesso giorno della marmotta per anni e anni. Solo smettendo di pensare a sé stesso, riuscirà ad arricchire il suo spirito ed a passare da prigioniero a padrone del tempo.

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Diretto da Harold Ramis (Attore in Ghostbusters; Regista in Terapia e pallottole), Ricomincio da capo è una commedia molto gradevole ed intelligente, interpretata in maniera impeccabile dall’ottimo Bill Murray, qui ancora nel pieno della fase comica della sua carriera.

Nonostante l’ottimo soggetto, questo film, datato 1993, trovò inizialmente delle difficoltà nell’essere finanziato. Questo sebbene l’idea di base fosse tanto semplice quanto interessante: un uomo conosce in anticipo ciò che la gente avrebbe detto. Alla fine (e per fortuna nostra) il progetto riuscì a decollare, diventando quello che allora fu definito un film europeo, e che oggi chiameremmo un film indipendente.

La decisione di affidare a Bill il ruolo dell’egocentrico metereologo, fu presa proprio perché ritenuto dal regista adatto al ruolo di “simpaticamente irritante”. Inoltre, a Bill venne riconosciuta la superba capacità di improvvisare e mettere sempre del suo. A tal proposito, pare che il cast fosse tenuto sempre sulle spine durante le riprese, proprio perché nessuno degli attori poteva sapere in anticipo quello che Bill avrebbe inventato.

Oltre al già citato Bill Murray, nel cast troviamo anche la dolce Andie McDowell (Quattro matrimoni e un funerale) e Chris Elliott (Tutti pazzi per Mary).

 

 

Gli esterni: Ricomincio da capo fu girato a Woodstock, in Illinois, (secondo gli autori, Punxsutawney non aveva l’aspetto giusto di cittadina perfetta), nel periodo più freddo dell’anno. Questo perché, era necessario dare l’idea che fosse sempre lo stesso giorno. Per cui si considerò opportuno fare il film prima che gli alberi germogliassero ed il cielo si schiarisse.

 

Buone anche le musiche, per le quali c’è stata la firma illustre del compositore George Fenton,  già Premio Oscar per Gandhi.

 

Nel 2004 è stato girato anche un discreto (ma non irresistibile) remake italiano dal titolo “E’ già ieri”, con Antonio Albanese e Fabio De Luigi.

 

CITAZIONI:

 

Phil (Dialogo al telefono): “Andiamo, sono interrotte tutte le linee interurbane?… Va bene. E il satellite? Nevica anche nello spazio?… Non avete qualche tipo di linea che tenete aperta per le emergenze o per le celebrità?… Sono tutte e due: sono una celebrità in stato di emergenza”

 

“In piedi campeggiatori, camperisti e campanari! Mettetevi gli scarponi,oggi fa freddo. Qui fa freddo ogni giorno, fa freddo. Non siamo mica a Miami Beach…”


SITO UFFICIALE AL "GIORNO DELLA MARMOTTA": http://www.groundhog.org/

Ligabue – Nome e cognome tour 2006: Capitolo terzo

Napoli, 21.11.06 Teatro Augusteo

                                                           

Ore 19:35. Siamo all’esterno del Teatro. La folla dei presenti in trepidante attesa è già notevole. Posso scorgere molti volti noti, facce già viste nei precedenti concerti. Simpatico fuori programma: il bassista del gruppo, Antonio “Rigo” Righetti, esce allo scoperto e concede a tutti foto ed autografi. Davvero apprezzabile la sua disponibilità. La mia ragazza si precipita verso di lui, strappa foglio e penna dalle mani di un fan ed ottiene sia l’autografo che la foto.

 Le 20:10, si entra. L’interno del Teatro presenta tutta la sua aria di maestosità. Ci sediamo ai nostri posti assegnati in quattordicesima fila, e noto con piacere come la visione del palco da qui sia impeccabile. Le 20:30, la metà della sala è ancora vuota. I minuti scorrono lenti, anche se l’attesa, equiparata a quella vissuta a Caserta, è pressoché nulla. Il pubblico “da concerto” crea una strana scena contrastante nell’essere posto in un contesto decisamente diverso come quello teatrale. Sono le 20:50 quando il Teatro si riempie del tutto ed una voce invita i presenti ad accomodarsi. Si alza l’abituale coro ed un applauso spontaneo.

 

Le 21:00. Si apre il sipario. Un unico raggio di luce ad illuminarlo al centro del palco. Lui, camicia blu, jeans e stivali. Una sola chitarra. Parte Sono qui per l’amore. Intensa. Poi saluta il pubblico e ci “avverte” che leggerà di tanto in tanto qualcuna delle sue poesie. Purtroppo non riesco a sentire bene ciò che Luciano dice, c’è un enorme frastuono e lui (pessima abitudine che avevo già notato nei suoi precedenti concerti)  non interrompe mai il suo discorso, impedendo ai più di recepirlo a pieno. Poi attacca con Sogni di R&R, annunciando di aver iniziato con l’ultima canzone e di proseguire con la prima e rivolgendo il suo saluto al grande Pierangelo Bertoli.

Entra in scena colui che, secondo me, rappresenta il più valido artista tra quelli a disposizione del Liga. E’ l’ex PFM, Mauro Pagani. Suo l’assolo iniziale che introduce la terza canzone della serata, la malinconica Ho messo via. Si continua con Una vita da mediano, contraddistinta da un ottimo intermezzo prodotto dallo struggente violino dello stesso Pagani. Il pezzo successivo è Il giorno dei giorni, interpretato per l’occasione in una caratteristica versione in chiave decisamente più soft dell’originale. E’ il momento della prima poesia, quella sui bambini e sulla loro innata fretta di crescere. Altra canzone, tocca alla versione acustica di Walter il mago. La gente si lascia coinvolgere dalle particolari note del brano, e la cornice dell’Augusteo è davvero da brividi. Si viene e si va, recita la canzone successiva. Luciano mette sul palco tutta la grinta che possiede nell’interpretarla, fino al momento del ritornello finale: qui si accendono le luci, la sua voce si ferma, così come gli strumenti. E’ il pubblico a cantare, con un Luciano sorridente ad assistere come il più attento degli spettatori. Poi parte con un’osservazione: Ho notato che tra voi, ovviamente c’è una buona parte che fa il coro, un’altra che rimane in silenzio, indifferente… poi c’è una piccola parte che pare saltare dalla sedia come per dire “Cazzo, che è successo?”… ed infine ci sono quelli che si guardano intorno pensando: “Porca troia, questa proprio non la so…”. Volevo precisare a questi che non c’è nessun errore, né nel titolo né nel ritornello. La canzone non è “Si viene o si va”. La canzone è “Si viene E si va”… Le sue doti da grande trascinatore e da “traghettatore di emozioni” fanno centro ancora una volta e così la voce del pubblico scatta insieme alla sua per finire la canzone. Eccoci arrivati a Vivo morto o x con lo splendido accompagnamento di una delicata armonica. Seconda poesia e poi ancora un’altra canzone prima della pausa. L’inizio la rende inconfondibile, è Questa è la mia vita, impreziosita dal veloce assolo di violino di Pagani.

Sono le 22:00. E’ il momento di una breve pausa. Si riprende con L’amore conta. A seguire, Ligabue lascia al pubblico la scelta del prossimo brano da eseguire. I tre brani in lizza sono “Ancora in piedi”, “Lo zoo è qui” e “Dove fermano i treni”, presenti nell’album, a detta del Liga, sfigato, "Sopravvissuti e Sopravviventi”. La scelta cade sul terzo brano, per il quale Luciano chiede pazienza e concentrazione. Il pezzo riesce perfettamente, facendo da preludio ad una delle canzoni più “vere” di Luciano, Non è tempo per noi. Terza poesia, un’ode all’amore che nasce in estate. Giunge il momento della mia canzone preferita tra quelle presenti in scaletta: il suo riff è unico, è Leggero, è da brividi. Luciano, anche stavolta, ci lascia cantare il ritornello a cappella, il che emoziona anche gli addetti ai lavori presenti al teatro. Tocca poi a Eri bellissima, e alla quarta poesia della serata, stavolta dedicata a suo figlio. Segue Ho perso le parole e Le donne lo sanno, quest’ultima caratterizzata da un’introduzione al piano dall’indescrivibile fascino. L’arrangiamento acustico di Piccola stella senza cielo mi lascia qualche rimpianto: ho sempre preferito la prima versione di questa canzone, versione che difficilmente Ligabue riproporrà ancora dal vivo. Resta comunque degno di nota, anche qui, l’impegno e la straordinaria capacità di “far parlare gli strumenti” di Mauro Pagani.

 Scatta il momento per l’Happy Hour ed il pubblico dell’Augusteo, fino a questo momento molto ordinato, si lascia andare ad un ballo travolgente. Da segnalare lo splendido finale di canzone, modificato in perfetto “old style”.

Si spengono le luci. Fine del concerto? Nemmeno per sogno. Ancora Mauro Pagani ed il suo violino, questa volta a completare Cosa vuoi che sia. Ultima poesia, molto breve. Poi ci prepariamo a “sputare via il veleno” sulle note di Urlando contro il cielo e per il gran finale con Tra palco e realtà. Ultimi ringraziamenti di Luciano diretti ad un pubblico capace di lasciarsi andare. Si chiude il sipario. Stavolta  è davvero finita.

 

Terminato questo trittico di concerti posso affermare che quello offerto allo stadio Arechi di Salerno è stato lo spettacolo che ho apprezzato maggiormente, soprattutto considerando le canzoni eseguite in quell’occasione. Malgrado la mia preferenza, anche quelli di ieri e del Palamaggiò di Caserta dello scorso marzo restano concerti meravigliosi e dalle emozioni suscitate molto differenti.

Nonostante non condivida alcuni suoi modi di fare (e di “monetizzare” la sua immagine) che lo hanno cambiato dall’essere quello che rappresentava per me una decina di anni fa,  Luciano Ligabue resta uno dei pochi cantanti italiani capace di emozionarmi e di scrivere ciò che sento dentro.

Lost – Seconda Stagione: Inaspettate Sorprese

Ieri sono riuscito a vedere nel primo passaggio televisivo gli episodi di Lost trasmessi da Fox. Questo si è reso possibile in quanto stasera sarò al Teatro Augusteo di Napoli, per assistere a quello che personalmente è il terzo concerto di Luciano Ligabue in un anno (del quale troverete un resoconto nei prossimi giorni).

 

Tornando al telefilm dell’isola, le due puntate di ieri hanno riservato un colpo di scena finale da crepacuore.  Ma andiamo con ordine: la prima puntata è dedicata alla storia di Bernard e Rose. Si viene a conoscenza della malattia irreversibile di Rose, di come un guaritore non sia riuscito ad estirpare questo male, e del fatto che questa sia improvvisamente sparita col suo avvento sull’isola. Ciò spiega la disapprovazione di Rose nei confronti del marito quando questi chiede ai superstiti dell’isola di creare una scritta di S.o.s. sulla sabbia. Intanto, Jack chiede a Kate di accompagnarlo al “confine”, nella giungla, per proporre agli altri uno scambio tra Walt e il prigioniero Henry, azione che porterà al ritrovamento di uno sfinito Michael. I tentativi falliti di Locke di ridisegnare una proiezione della mappa e l’improvvisa audacia di Ana Lucia nei confronti di un incredulo Sawyer sono alcuni degli altri avvenimenti degni di nota relativi alla puntata. Nel secondo episodio assistiamo ad altri particolari sulla vita di Ana Lucia. Veniamo a conoscenza del suo (casuale?) incontro con il padre di Jack, con il quale decide di recarsi in Australia per motivi non del tutto chiari. Sul fronte dell’isola, Michael rivela ulteriori ragguagli sugli “altri”. Scopriamo che questi sono soliti vivere in tende e che tengono rinchiusi i bambini in una botola con, a guardia, due sentinelle in possesso delle uniche due pistole a disposizione. Numerosi anche gli indizi, (ed i relativi nuovi interrogativi) rilasciati da Henry: prima, nel tentativo di strangolare Ana Lucia, accusa l’ex poliziotta di essere cattiva in quanto “responsabile dell’uccisione di due dei loro”; poi confessa a Locke di non averlo ucciso quando avrebbe potuto farlo in quanto rappresentava lo scopo della sua “missione”; infine, il prigioniero, parla ancora di “Lui”, un misterioso personaggio a capo di tutto, un’entità superiore e vendicativa, che avrebbe punito lo stesso Henry in quanto responsabile del fallimento della medesima missione.

E arriviamo al gran finale della puntata: Ana Lucia tenta di sparare al prigioniero, ma i suoi sensi di colpa relativi ad esperienze passate glielo impediscono. Decide di affidare questo difficile compito a Michael, conscia del fatto che lui abbia più di una motivazione per farlo senza pensarci tanto. L’uomo di colore, però, una volta in possesso dell’arma, la direziona su Ana Lucia e fa fuoco su di lei!!! In seguito spara a Libby, apre la porta in cui era rinchiuso il prigioniero e conclude la puntata sparandosi sulla spalla…

 

 

Considerazioni sparse: Alla luce del fatto che anche Locke avesse riacquistato l’uso delle gambe in seguito allo schianto, possiamo pensare (sia Rose che noi telespettatori) che l’isola abbia misteriosi poteri guaritori. L’inatteso finale, con l’incredibile gesto di Michael, ha fatto sorgere altri quesiti che mi hanno quasi impedito di dormire stanotte: perché l’ha fatto? E’ sotto l’effetto di una sorta di “lavaggio del cervello”? E, se è così, quel “Mi dispiace” pronunciato prima di sparare ad Ana, sta ad indicare che c’è ancora un barlume di coscienza positiva in lui? Ed, ancora, Ana Lucia e Libby sono morte?

 

Tanti quesiti, per una serie che, nonostante le numerose controversie generate, resterà uno dei più innovativi e memorabili parti televisivi di tutti i tempi.

Lost – Seconda Stagione: Ipotesi

Malgrado il mio week-end sia stato caratterizzato dalla visione di due film, non ritengo valga la pena spendere molte righe su di esse, data la veramente misera qualità mostrata: Tu, io e Dupree è una semplice commedia basata sull’intento di far trascorrere allo spettatore un paio ore in “spensierata leggerezza”, e forse centra il suo obiettivo, nonostante sia penalizzato da battute che scaturiscono pochissime risate. The Fog  invece, è il  pessimo remake di un capolavoro firmato da John Carpenter nel lontano 1980.

 

Venerdì sera, invece, ho recuperato i due epidodi di Lost, andati in onda lo scorso lunedì su Fox, e che non avevo ancora visto. La prima puntata ci mostra come, scattata un’anomalia all’interno della botola, un sistema chiuda tutti i suoi accessi con delle porte a tenuta stagna, e ciò ci porta a confermare la già probabile ipotesi che quella struttura sia stata ideata al fine di evitare contaminazioni provenienti dall’esterno. Inoltre, viene svelata la verità su Henry, il prigioniero: è uno degli “altri”, e ciò induce molti abitanti dell’isola a farsi giustizia su di lui, in quanto unico rappresentante delle loro paure che hanno sotto tiro. Il secondo episodio è incentrato sul passato di Hurley. Si scopre che quando fu internato in manicomio, la sua mente aveva proiettato nella sua realtà un amico immaginario, Dave. L’aiuto dell’analista, Libby, lo aiuta a superare un grosso rischio…

 

 

Il telefilm del momento continua a sfornare interrogativi e scervellare i poveri telespettatori: io sono sempre più intenzionato a tenere una nota scritta di tutti questi aspetti irrisolti. Personalmente, trovo assurda l’idea di giustiziare il prigioniero. Dovrebbero cercare di ricavare il maggior numero di informazioni e non ripetere lo stesso errore accaduto in occasione dell’uccisione di Ethan.

Riguardo l’allettante ipotesi avanzata da Dave, secondo la quale tutta la storia dell’isola sarebbe solo frutto dell’immaginazione dello stesso simpatico Hurley, devo dire che a me convince. D’altronde i numeri che si ripetono in continuazione in diverse situazioni del telefilm erano già a conoscenza dello stesso simpatico e pancione latino. Peccato che questa probabilità venga scartata nel momento in cui si rivela l’identità del tutto immaginaria di Dave. Ma mai scartare nulla, sull’isola ai confini della realtà, giusto?

Sottoterra, passando per “il dottore”…

Lo scorso martedì sono riuscito a vedere la seconda puntata di Six Feet Under, telefilm che, come forse alcuni di voi già sanno, sto iniziando a conoscere, incuriosito dalle buone impressioni di alcuni amici.

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Episodio 1.02: “Il testamento” (The Will)

L’episodio si apre con la morte del proprietario di una grossa struttura in franchising, avvenuta in seguito ad un tuffo imperfetto in piscina. Ciò che viene alla luce successivamente, è che l’ ”ex” aspirante nuotatore aveva accumulato in vita una marea di debiti che non gli permettono di ricevere un funerale dignitoso. Ma Nate ha una proposta per la vedova…

Intanto, scopriamo i voleri di Fisher padre attraverso il suo testamento, e questo manda su tutte le furie David che, nonostante sia stato lui a dedicarsi da sempre all’impresa di famiglia, si vede equiparato al fratello Nate.

Del tutto assenti le pseudo-pubblicità che hanno accompagnato il pilot, questo secondo episodio mostra un incremento di humor nero che riesce a divertire, ma anche una serie di momenti toccanti, come la pregevole scena finale sull’autobus.

Segnalo una canzone presente nell’episodio: “Bohemian Like You” dei Dandy Warhols.

 

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Nonostante ci stia mettendo più tempo a coinvolgermi rispetto ad altri telefilm, SFU in questo secondo episodio comincia a delinearsi in una sua dimensione e continua a  plasmare una sua linea di svolgimento degli eventi caratterizzata ancora da flashbacks e sogni ad occhi aperti. Personalmente, ho scelto il mio personaggio preferito: è Nate, il figlio tornato a casa da Seattle e che ha stregato l’altrettanto affascinante Brenda. Aspetto le nuove puntate, con maggiore trepidazione.

 

Ieri è toccato, invece, al telefilm fenomeno di questo autunno 2006: Dr. House – Medical Division.

I suoi strepitosi tentativi di salvare le vite umane, uniti ai suoi successi, sono stati seguiti la scorsa sera da circa 4.531.000 spettatori, con una share del 19,58%. Un ottimo risultato, che lancia questa serie-tv nell’esclusiva classifica dei migliori telefilm degli ultimi dieci anni in termini di ascolti.

La prima puntata trasmessa ieri è stata, a detta di molti, la più esaltante della seconda stagione. “Euforia” (questo il titolo dell’episodio in questione) ha mostrato le intense ore di agonia del Dott. Eric Foreman, neurologo di fiducia di House, contagiato da un paziente in preda ad uno stato di spasmodica allegria. Nel secondo episodio, troviamo il nostro dottore alle prese con un apparente caso di epilessia.

Nonostante lo segua con scarsa assiduità, Dr. House rientra nella categoria dei telefilm che possono essere visti anche a metà stagione, senza dover ricorrere ad estenuanti ricerche dei riassunti relativi agli episodi precedenti. Ieri Italia Uno ha annunciato che trasmetterà, a partire dal 1 dicembre, le repliche della prima stagione.

 

Ed allora… tutti pazzi per il Dr. House!

 

Cambia l’aspetto, ma non il contenuto…

Nuova veste grafica per "My World…".

Il cambiamento si è reso necessario dopo che un utente (ti ringrazio pubblicamente, Snaut) mi aveva fatto notare come il sito venisse visualizzato in maniera sconquassata da chi accedeva ad esso mediante browser diversi da Internet Explorer.
Devo dire che, nonostante fossero passati solo 3 mesi dalla nascita del blog, un pò mi ci ero affezionato al vecchio template. Ma ammetto che questo nuovo aspetto del sito rende tutto più ordinato e, di conseguenza, facilita la navigazione in esso.

Scusandomi con tutti gli utenti che hanno provato invani ad accedere al sito questa mattina, mi appresto a proseguire il viaggio nel mio mondo.
In vostra compagnia, se lo vorrete.

Russ

Primo anniversario: Eddie Guerrero R.I.P.

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E’ passato un anno. Ma io ricordo bene. Ricordo quando venni a conoscenza della scomparsa di Eddie Guerrero. E stentai a crederci.

Era domenica. Era sera, le 23. In contemporanea arrivò la telefonata della mia ragazza e mia madre dall’altra stanza a darmi l’incredibile notizia.

-"Anto, sai chi è morto?"-. Ad una domanda del genere rispondo sempre cercando di non avere il disarmante shock: -"Aspetta, rallenta… E’ qualcuno che conosco di persona?"-. Il seguito è limpido ricordo.
-"E’ morto Eddie Guerrero"-. Non può essere. Ho appena visto il suo match vittorioso contro Ken Kennedy. Si è qualificato per le Survivor Series. Non è possibile.

Era vero. Eddie Guerrero se n’era andato. Trovato senza vita in una camera d’albergo. 

Di seguito riporto il tributo che la Wwe gli ha dedicato la sera successiva il suo decesso.
A me piace immaginarlo lì, nel ring celeste, che continua a combattere e a divertirsi, in compagnia dei numerosi wrestlers scomparsi prematuramente.

Ciao Eddie.

ATTENZIONE: Per disabilitare la canzone del blog, scorrere la barra laterale e mettere Radio.blog in modalità di Pausa.

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Lost – Seconda Stagione: L’importanza di essere madri

Lo scorso lunedì, il posticipo serale tra Napoli e Juventus mi ha obbligato a rimandare la registrazione e la conseguente visione delle ultime due puntate di Lost trasmesse da Fox.

Ci sono riuscito ieri, e questo è quanto vi riporto alla luce.

 

 

Nel primo episodio riviviamo stralci delle due settimane vissute da Claire lontano dal gruppo.

A causa di una strana malattia che ha colpito il figlio, Claire decide di farsi aiutare a ricordare, dall’analista dell’isola, ciò che le è accaduto durante il periodo della sua scomparsa. Scopriamo, così, che fu rapita  dagli “altri  e portata in una sorta di laboratorio marchiato Dharma. Qui, tenuta in uno stato di semicoscienza, le fu iniettato uno strano farmaco ed imposto di consegnare loro il bambino, una volta nato, con la scusa di non avere vaccino a sufficienza per trattenerli entrambi. L’aiuto della francese Rousseau e di sua figlia (finalmente svelata ancora viva) le consentirà di salvarsi e di ritornare dal gruppo. Intanto Henry, il prigioniero catturato da Sayd, riesce a far emergere una certa ostilità tra Jack e Locke, facendo notare a quest’ultimo come sia succube passivo delle decisioni del dottore.

Il secondo episodio è incentrato sulla coppia di coreani Jin e Sun e sulla loro difficoltà ad avere figli. Sull’isola, invece, Ana Lucia, Sayid e Charlie si recano alla ricerca della fantomatica mongolfiera, la cui scoperta dovrebbe scagionare Henry. Ma un’ipotesi avanzata dallo stesso prigioniero lascerà gli spettatori con un tormentoso dubbio…

 

Inversione di tendenza in relazione all’abbondante apporto di interrogativi (in luogo delle dovute risposte) all’interno della serie. Il primo episodio è stato chiarificatore per certi aspetti, per buona pace di tutti.

 

 Secondo alcune voci, pare che in America (dove sono andate fin’ora in onda le prime 5 puntate della 3° serie) stia perdendo ascolti. Il calo potrebbe portare, come già accaduto in altri casi (Twin Peaks in primis) ad una conclusione anticipata della serie. E per gli impazienti è una buona notizia.

Six Feet Under: 1.01

Ieri ho iniziato una nuova avventura, la visione di un nuovo (perché per me sconosciuto) telefilm. Sollecitato ed incuriosito dalle numerose impressioni positive riscontrate in alcuni fidati amici, ho deciso di procurarmi i primi episodi di questa serie-tv. Oggi inizio a parlavi di SIX FEET UNDER.

SIX FEET UNDER

 

Sei piedi sotto terra. E’ questa la profondità minima di sepoltura, indicata secondo il criterio di misura americana. E’ questa la distanza che separa la vita dalla morte. Ed è questo il titolo di questo telefilm.

 

Episodio 1.01: “Pilot”

C’è una famiglia, i Fisher,  proprietari di un’agenzia di pompe funebri. C’è il capofamiglia, Nathaniel Fisher, felice di sfogarsi sul suo nuovo carro funebre. C’è mamma Ruth, tanto autoritaria quanto fragile nei momenti di difficoltà, e con un “vizietto” che svela nel momento meno opportuno. Il figlio, David, è gay non dichiarato e porta avanti l’impresa di famiglia. L’altro figlio, Nate, affascinante e tenebroso che ha preferito allontanarsi dalla famiglia fin da adolescente, in cerca di fama e gloria altrove. E poi c’è la piccola Claire, la ribelle. E, di contorno, altri personaggi singolari come il poliziotto Keith, compagno di David, e l’aiutante della famiglia, il giovane Fendrico, che si esalta parlando delle sue imprese di abbellimento dei cadaveri.

E la storia inizia proprio la morte del buon vecchio Nathaniel, alla vigilia di Natale: un incidente con un autobus e diventa cliente della sua stessa impresa. Il primo episodio si sviluppa nella maniera più semplice dei pilots, accennando alla psicologia dei personaggi principali e facendone conoscere degli altri. Il tutto è intervallato da pseudo-pubblicità inerenti immaginari prodotti per un funerale più decoroso, e da flash-back d’infanzia dei figli. E così, tra sogni ad occhi aperti e humor nero, il primo episodio è già andato.

Una riga per la colonna sonora: l’unica canzone che mi ha colpito è stata “Waiting” dei Devlins.

SIX FEET UNDER 1

 

Per ciò che può contare, vi dico la mia: a me non ha entusiasmato, ma non voglio sbilanciarmi né in un senso né nell’altro. In fondo, è solo il pilota. Ma è proprio sul pilota, in genere, che la produzione punta per accaparrarsi i favori del pubblico e proseguire le riprese della serie.

Naturalmente, la mia disamina è  circoscritta alla prima puntata, l’unica vista. Per questo motivo, potrebbero essere presenti in essa degli errori e delle mancanze, dovute esclusivamente ad un esame che non può essere del tutto attento e che, forse, è prematuro.

In conclusione, forse non sarà il colpo di fulmine, come accaduto con altre serie, ma ho la sensazione che mi piacerà molto. Rimandato, con fiducia.