La ballerina del carillon e gli amici andati

Birthday and nature

 

Altro weekend alle porte. Stavolta piuttosto ricco, in termini di impegni. 

La tradizione che fino a qualche anno fa mi voleva tra i protagonisti della consueta partita di bowling è ormai uno sbiadito ricordo, ma la cosa non mi dispiace affatto. Quasi tutti i componenti dell’epoca si sono dimostrati tutt’altro che fedeli al sottoscritto. A dire il vero la maturità (?) mi ha permesso di chiarire parecchie dinamiche in merito alle mie amicizie. Nonostante i tantissimi messaggi di auguri ricevuti su Facebook, Whatsapp e similari, sono poche le persone che nel corso del tempo hanno dimostrato di cercarmi per il solo piacere di farlo e per dare prova di tenerci a me. La maggior parte mi cerca soprattutto per avere dei favori dalla mia professione, altri invece restano vicino soltanto finchè le cose vanno bene. Stamattina un vecchio amico delle medie che non sentivo da almeno un anno mi ha chiamato per avere una consulenza. Certo, prima mi ha fatto gli auguri, ma chiaramente non è stato quello il motivo della sua telefonata. In ogni caso, ho la scorza dura ormai, ed ho sviluppato un’empatia tale da riuscire a selezionare le amicizie. Stasera probabilmente festeggerò in famiglia, con coloro che davvero ci sono sempre stati. E sono felice.

Una canzone che ho sempre apprezzato di Ligabue è La ballerina del Carillon, brano contenuto nell’album Sopravvissuti e Sopravviventi. Nella prima strofa viene descritta la solitudine di un professore che nel giorno del suo compleanno si ritrova in un night a brindare alla ricorrenza. Ora, per quanto cupo possa sembrare questo scenario, a me ha sempre intenerito e, in un certo senso, affascinato. Ritrovo in questa canzone una malinconia positiva, di quelle che ti cullano e che ti trasmettono tranquillità.
Ecco, stasera sarà una serata tra pochi intimi (a meno di sorprese), ed io già pregusto il piacere di trascorrerla a modo mio

A questo punto vi lascio con la canzone succitata, augurandovi di passare un buon weekend e soprattutto una serena Pasqua. Buon ascolto.

 

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Il primo ascolto di Mondovisione di Luciano Ligabue

La copertina di Mondovisione, album di Luciano Ligabue

La copertina di Mondovisione, album di Luciano Ligabue

 

Non è per togliere “lavoro” all’altro blog che amministr(av)o, Alone in Kyoto, ma di questo devo proprio parlarvene qui. Luciano Ligabue torna in giro con un nuovo album, il decimo in carriera registrato in studio, ed è una vera e positiva sorpresa. 

Premessa: Ho ascoltato il cd soltanto una volta, questa mattina. Per cui l’analisi va presa così com’è, con l’entusiasmo del momento e con la lucidità relativa di chi ha tenuto un sottofondo in guida che è andato man mano incredibilmente crescendo.

Seconda premessa: Io non sono uno che stravede per il nuovo Lucianone Nazionale (il vecchio è stato il compianto Pavarotti, poi c’è stato il buon vecchio Moggi), anzi, ho riconosciuto spesso il lato ruffiano del rocker di Correggio. E di ciò potete prenderne atto, se proprio ne avete voglia, leggendo tutti gli articoli presenti QUI.  Solo che questo nuovo lavoro proprio non me l’aspettavo così. 

E si, sono partito piuttosto prevenuto e scettico nei confronti di un prodotto molto pubblicizzato e commercialmente troppo appetibile per contenere qualcosa di veramente buono. D’altro canto, i cantanti cosiddetti famosissimi in patria sono soliti sedersi sugli allori, no?

Ed invece è proprio un ottimo lavoro, un racconto, a tratti malinconico, a tratti (come dallo stesso cantautore definito) incazzato di un epoca difficile per la maggior parte dell’umanità.

Il cd presenta 14 tracce inedite, di cui due strumentali (le furberie proprio non possiamo evitarle, eh Lucianì?). Una tracklist che personalmente ho apprezzato soprattutto nella seconda parte, dove esce fuori il Ligabue vecchia maniera, quello di Sopravvissuti e Sopravviventi (similitudine azzardata, lo so, prendetela con le molle), quello che si racconta e che cura i particolari musicali.  Particolarmente apprezzati, in prima battuta, sono stati Ciò che rimane di noi, La neve se ne frega e, sorpresa delle sorpresa, La terra trema, amore mio. Chi mi conosce lo sa, non sono molto incline alle canzoni troppo contestualizzate (in questo caso parliamo del Terremoto che ha colpito l’Emilia nel recente passato), ma con questa qui è stato amore a prima vista.

In conclusione, il primo approccio con Mondovisione mi ha lasciato un’impressione davvero positiva che, com’è ovvio che sia, andrà coltivata con la familiarità  che scaturisce dal tempo e dagli ascolti successivi.

Accidenti, solo ora mi accorgo di quanto è lungo questo articolo. E dire che pensavo che bastassero due righe. E invece…

 
 

Ligabue – Ellesette Tour 2007

Roma, 24.11.2007


Come molti di voi già sapete, lo scorso sabato sono andato a Roma per assistere all’ennesimo concerto di Ligabue. Quest’anno l’idea è stata quella di dar vita ad una serie di date (14 per l’esattezza, 7 a Roma e 7 a Milano) per promuovere l’uscita del nuovo disco-dvd, “Primo tempo”. 

La mia giornata alla volta di Roma è iniziata alle 10.45. Partenza ritardata di 20 minuti (Grazie Trenitalia) e viaggio piuttosto breve.
Il tempo è stato nuvoloso per la maggior parte della nostra permanenza, intervallato da poco più di un’ora di pioggia. Questo ha limitato molto le nostre intenzioni iniziali che vedevano un veloce itinerario toccare numerose tappe di Roma. Benché sia riuscito a visitare molto poco della città, devo dire che mi ha sorpreso molto il suo fascino antico ed il buon funzionamento dei trasporti pubblici e delle strutture. Ci ritornerò sicuramente.

Colosseo

 Il Colosseo, ore 15:00

Colosseo


Colosseo

Fontana di Trevi

      
La Fontana di Trevi

La Fontana & me

                    

Arriviamo al Palalottomatica alle 18:25. La struttura è contornata di vetri e presenta tantissime parole illuminate, precedute dai relativi numeri della smorfia (anche se io non ho trovato nessuna correlazione con il significato illustrato in quella napoletana). Ci rechiamo al nostro ingresso, quello per arrivare alla tribuna laterale, ed è subito visibile la minore affluenza rispetto a quella che c’è per l’accesso al parterre.
Alle 19.00 si entra. I posti numerati ci risparmiano lo stress per accaparrarsi la visuale migliore, ma questo non è stato un bene per noi. I posti assegnatici erano molto defilati rispetto al resto del settore. Un vero peccato, considerando il prezzo dei biglietti ed il fatto che avevamo fatto la corsa per acquistarli lo stesso giorno della loro messa in vendita.
Il palco non è molto grande ma è evidente come la disposizione del maxischermo e la passerella che attraversa l’intero perimetro in maniera circolare siano atte a garantire un’esibizione spettacolare.


Alle 21:05 una voce elettronica comincia ad annunciare l’inizio dello show. Tutti si aspettano il cantante di Correggio sul palco, quando invece lo stesso era diametralmente al suo opposto, vicino al suo pubblico. Ha cominciato con Sogni di R &R’ ed ha concluso con l’inedito Buonanotte all’italia.

Questi, nell’ordine, gli altri brani:

Sulla mia strada
Bambolina e barracuda
L’Amore conta
Ancora in piedi
Si viene e si va
Eppure soffia
(Cover del brano di Pierangelo Bertoli)
Ho perso le parole
Questa è la mia vita
Ho messo via
Il giorno dei giorni
Bar Mario
(intervallato da un medley di Jumpin’ Jack Flash dei Rolling Stones, Nato per me, I duri hanno due cuori e Rebel rebel di David Bowie)
Gli ostacoli del cuore
Certe notti
Le donne lo sanno
Piccola stella senza cielo
Balliamo sul mondo
Marlon Brando è sempre lui
Niente paura
Happy hour
Urlando contro il cielo

Palalottomatica

                     

Liga Live

Ligabue Ellesette

Malgrado l’esigua durata dello show (è durato poco più di 2 ore), le canzoni sono state numerose e varie, ed hanno accontentato sia i cultori dei vecchi pezzi che quelli che si sono avvicinati al cantante in tempi più recenti. Una volta sentii un’intervista di Ligabue che affermava il fatto che lui sia costretto a deludere qualcuno nei suoi concerti, a causa del numero ristretto di brani da proporre. Purtroppo devo dire che stavolta il cantante ha deluso me.
Pazienza. E’ stata comunque una forte scarica di emozioni. Emozioni forti che, per quanto mi riguarda, hanno raggiunto l’apice durante l’esecuzione di Piccola stella senza cielo (purtroppo nella versione di Giro d’Italia), in cui una bravissima ballerina ha dato corpo alle parole del brano, fluttuando sospesa nel vuoto. Da brividi.


Discesa in salita

Uno splendido viaggio sulle Colline Romane – Il mistero della "discesa che sale" (QUI)

Nei dintorni di Nemi

Stiamo bene quiVI…

Nella settimana che mi porterà al quarto incontro con il poliedrico e, per me, grande artista e opportunista (ad alternanza, a seconda del periodo) Luciano Ligabue, posto un divertente filmato della mitica Gialappa’s  relativo alla "sindrome della desinenza VI". Questo particolare vizietto che ha avuto il suo culmine, nella storia del cantante emiliano, negli anni che vanno dal 1995 al 1997, prevedeva l’utilizzo di una particolare forma lessicale per rendere più armonioso il verso di una canzone. Ovviamente, questa è solo una mia supposizione. In realtà non ho mai saputo il motivo per il quale Ligabue abbia adottato questa tecnica.

In ogni caso, ecco il video. Buon divertimento!

Un anno fa… a Salerno

Eccoci giunti all’ultimo capitolo dedicato al trittico di concerti del quale sono stato partecipe lo scorso anno. Dopo aver parlato dell’esperienza del Palasport di Caserta (QUI), e di quella vissuta al Teatro di Napoli (QUI), è il momento di buttare giù qualche riga destinata ai posteri anche per il concerto che Luciano Ligabue ha tenuto allo Stadio Arechi di Salerno nel luglio del 2006.


Questa volta il viaggio iniziò nel primo pomeriggio. Nonostante reputi lo Stadio Arechi molto piccolo in relazione alla concezione di Stadio alla quale sono abituato a volgere la mia immaginazione quando si parla a proposito, resta il fatto che uno Stadio non è un Palasport. Questo mi indusse a valutare lo scarso vantaggio che un’attesa cominciata dieci ore prima ci avrebbe portato.

Arrivammo verso le 16:30, in una giornata assolata e favorevole a quello che ci avrebbe aspettato poche dopo. I varchi erano moderatamente affollati (rapportati alle dimensioni della struttura) e la gente cercava un riparo lungo le zone d’ombra circostanti l’Arechi. Ricordo che il tempo dell’attesa passò molto in fretta. 
Entrammo alle 18:30 e ci recammo nel nostro settore, quello dei distinti. Una scelta presto maledetta dal sottoscritto. Il sole fu davvero inclemente con noi, ed in me iniziò a crescere un senso di invidia verso il settore della tribuna che ci avrebbe garantito due ore senza quei fastidiosi raggi negli occhi.

Il Nucleo e gli Sugarfree fecero da gruppi-supporter prima dell’inizio del concerto vero e proprio. Un buon inizio. Sulle note della trascinante “27 aprile” iniziai a notare come la nostra posizione fosse migliore rispetto a quella che ci vide accalcati sotto al palco di Caserta. La sicurezza di godersi il concerto senza spintoni e corpi grondanti di sudore in luogo della vicinanza con il cantante. Per me il gioco valeva la candela.  E poi la nostra visuale ci permetteva di vedere discretamente tutta la scenografia del palco. I maxischermi posti ai due lati dell’attrezzatura musicale avrebbero fatto il resto.

Alle 21:20 partiva l’intro dell’album Nome e Cognome. Sui maxischermi la figura della terra in rotazione, le immagini sempre più ravvicinate in uno zoom che mostrava prima il continente europeo, poi l’Italia, poi la Campania. Salerno. L’Arechi. Noi.

Eravamo PRONTI.

Era il nostro Giorno dei giorni.


Questa la scaletta di quell’evento:


1. Il giorno dei giorni
2. Tutti vogliono viaggiare in prima
3. L’amore conta
4. Quella che non sei
5. E’ più forte di me
6. L’odore del sesso
7. Il giorno di dolore che uno ha
8. Lambrusco e pop corn
9. Happy Hour
10. Il mio nome è mai più
11. Una Vita da Mediano
12. Bar mario
13. Sarà un bel souvenir
14. Marlon Brando è sempre lui
15. Viva!
16. A che ora è la fine del mondo
17. Regalami il tuo sogno
18. Ho messo via
19. Piccola stella senza cielo
20. Questa è la mia vita
21. Le donne lo sanno
22. Balliamo sul mondo
23. Tra palco e realtà
24. Certe notti
25. Libera nos a malo
26. Urlando contro il cielo
27. Leggero

Fu una serata indimenticabile, la migliore delle tre che ho avuto l’opportunità di vivere in compagnia delle canzoni di Ligabue. La presenza di brani come Libera Nos A Malo, L’odore del sesso e Leggero ha segnato il varco tra la serata dell’Arechi e quelle altre, comunque valide, di Caserta e Napoli.

Concludo l’articolo proponendo l’emozione di Sarà un bel Souvenir in stile “Campovolo”, tratto dal concerto di San Siro.

Un anno fa…

Ligabue Caserta

E’ passato un anno da quel giorno, ed oggi mi va di scrivere un breve post, prima che il ricordo si affievolisca fino a scomparire del tutto.

Esattamente un anno fa, a quest’ora, eravamo in viaggio per Caserta, destinazione Palamaggiò. Avevamo acquistato i biglietti un mese prima per quello che sarebbe stato il primo concerto a pagamento della mia vita, quello di Ligabue.
Giornata di sole, faceva molto caldo e l’attesa fu tanto lunga quanto estenuante. Tante persone ai 3 varchi d’ingresso, posizionati in 3 diversi punti dell palazzetto. Apertura dei cancelli alle 18:00, grande ressa all’entrata, solita maleducazione e totale mancanza di ordine. Finalmente, dopo tanti spintoni, si entra. Era giunto il momento di correre, di precipitarsi ai piedi del palco. Riuscimmo ad ottenere un’invidiabile 5° fila, o almeno fu invidiabile fino a quando non ci rendemmo conto che l’oppressione della folla si rivelò essere davvero insostenibile.

Alle 21.10  iniziò a risuonare nell’aria l’Intro contenuta nell’ultimo cd "Nome e Cognome", e l’atmosfera prese fuoco.

Riporto la scaletta di quella sera:

1.  Vivo Morto X
2.  Tutti vogliono viaggiare in prima
3.  Seduto in riva al fosso
4.  Ti sento
5.  Piccola città eterna
6.  Happy Hour
7.  Eri bellissima
8.  Voglio volere
9.  Si viene e si va
10. Ho perso le parole
11. Il giorno dei giorni
12. Sulla mia strada
13. Metti in circolo il tuo amore
14. Certe notti
15. Le donne lo sanno
16. Piccola stella senza cielo
17. Tra palco e realtà
18. Balliamo sul mondo
19. L’amore conta
20. A che ora è la fine del mondo
21. Urlando contro il cielo

Furono due ore indimenticabili per me, una scarica di emozioni superata solo dal successivo concerto, sempre di Ligabue, del 18 luglio 2006. Ma di quello ne parlerò a tempo debito.

Frammenti di un fine settimana di inizio dicembre…

Il mio week-end inizia con una piacevole visita alla FNAC, una sorta di “paese dei balocchi” per chi, come il sottoscritto, vive di cinema e musica e spenderebbe l’intero stipendio mensile in materiale audiovisivo. Il motivo del sopralluogo è stato l’acquisto del box set relativo al “Nome e cognome Tour/2006” di Ligabue. Dopo una veloce ed approssimativa visione, posso dire che la mia opinione in merito è stata totalmente positiva. Finalmente ci troviamo di fronte ad un prodotto notevole, dal valore pari, se non addirittura superiore, al prezzo d’acquisto: un cofanetto, ottimamente confezionato, composto da quattro dvd (più il quinto, ricco di contenuti extra dal backstage) contraddistinti da quattro colori e  contenenti quattro differenti tipologie di concerto; una specie di Campovolo, scomposto in quattro ampie sezioni. Il risultato finale è eccelso e mi ha lasciato pienamente soddisfatto.

 

 

Pomeriggio del sabato dedicato, come di consueto, alla visione della partita della mia squadra del cuore, il Napoli. Chi di voi ha seguito ed è a conoscenza degli incresciosi fatti accaduti al “San Paolo”, può immaginare la mia indignazione e vergogna dinnanzi a delle scene che incrementano e contribuiscono a macchiare l’immagine di una città già in evidente difficoltà. Personalmente, non riesco a vedere il minimo spiraglio di luce in questa oscura realtà partenopea. Si salvi chi può.

 

 

Sabato sera al cinema. In programma c’era Anplagghed al cinema, l’ultimo lavoro di Aldo, Giovanni e Giacomo.  Il film è la trasposizione sul grande schermo dell’omonimo spettacolo teatrale, portato in 22 città italiane e campione d’incassi indiscusso nella scorsa stagione.

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Strutturato secondo il metodo classico degli sketch, già utilizzato dal trio milanese nei precedenti spettacoli (I corti, Tel chi el telun), Anplagghed al cinema ha come filo conduttore la vita quotidiana dei terrestri osservata da un gruppo di strampalati astronauti, alla disperata ricerca di forme di vita intelligenti e di un nuovo ed abitabile luogo.

Assistiamo, quindi, ad inverosimili ed amene situazioni, tra le quali una discussione al bancomat, una visita alla galleria d’arte moderna ed un’emergenza dovuta ad un terremoto.

 

Che i tre comici non riescano a tirare fuori dal cilindro qualcosa di innovativo è una verità della quale avevamo già preso atto dopo le ultime pellicole (La leggenda di Al, John e Jack e Tu la conosci Claudia non hanno, di certo, raggiunto il successo dei loro predecessori). Nonostante cambino i contesti ed i personaggi, infatti, si ha come la sensazione di assistere alla solita “faccia da schiaffi” di Aldo, agli abituali gestacci col braccio di Giovanni e all’eterna aria da saccente di Giacomo. A dar maggior attendibilità alla mia analisi, c’è la reazione dei presenti al cinema: sarà stata l’ora tarda in cui sono andato a vederlo, ma c’è di fatto che non avevo mai sorpreso tante persone in sala immerse nel sonno (o, forse, erano in meditazione).

 

Per quanto mi riguarda, posso dire che, benché non ami l’umorismo stile “Zelig”, Aldo Giovanni e Giacomo rappresentano, forse, l’unico caso di comicità settentrionale capace di farmi divertire. Giudicandolo in termini di intrattenimento e non di esperimento pretenzioso,  ritengo che Anplagghed al cinema sia riuscito nel suo intento. In particolare, ho apprezzato la prestazione di Giacomo, eccelso nella parte dell’esperto d’arte e, soprattutto, in quella del nonno nello sketch da me preferito, quello dello jumping da un palazzo.

 

In conclusione, resta chiaro come l’anomala scelta di portare nelle sale cinematografiche uno spettacolo teatrale (compresi applausi e risate del pubblico) sia stata una scommessa alquanto azzardata. Che poi questa scommessa sia stata vinta o meno, lascio al tempo, e al botteghino, la risposta.

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Domenica contrassegnata dall’insolito pranzo tenutosi presso una casa di campagna di mia zia. Il piacevole pomeriggio trascorso con i miei parenti ha contribuito a riempire il mio personale libro di episodi familiari di un altro, prezioso ricordo.

Serata all’insegna del film visto a casa con gli amici: “Vizi di famiglia”. Kevin Costner e Jennifer Aniston sono i protagonisti di quest’ennesima commedia americana che, con tutta probabilità, dimenticherò presto, e che, nonostante sulla locandina fosse scritto l’allettante frase “Le risate sono vere”, ho trovato davvero poco divertente.

 

Stasera c’è Lost. L’ultimo episodio della stagione. I miei pensieri sono già rivolti all’isola, e quello che ci riserverà.

 

Ligabue – Nome e cognome tour 2006: Capitolo terzo

Napoli, 21.11.06 Teatro Augusteo

                                                           

Ore 19:35. Siamo all’esterno del Teatro. La folla dei presenti in trepidante attesa è già notevole. Posso scorgere molti volti noti, facce già viste nei precedenti concerti. Simpatico fuori programma: il bassista del gruppo, Antonio “Rigo” Righetti, esce allo scoperto e concede a tutti foto ed autografi. Davvero apprezzabile la sua disponibilità. La mia ragazza si precipita verso di lui, strappa foglio e penna dalle mani di un fan ed ottiene sia l’autografo che la foto.

 Le 20:10, si entra. L’interno del Teatro presenta tutta la sua aria di maestosità. Ci sediamo ai nostri posti assegnati in quattordicesima fila, e noto con piacere come la visione del palco da qui sia impeccabile. Le 20:30, la metà della sala è ancora vuota. I minuti scorrono lenti, anche se l’attesa, equiparata a quella vissuta a Caserta, è pressoché nulla. Il pubblico “da concerto” crea una strana scena contrastante nell’essere posto in un contesto decisamente diverso come quello teatrale. Sono le 20:50 quando il Teatro si riempie del tutto ed una voce invita i presenti ad accomodarsi. Si alza l’abituale coro ed un applauso spontaneo.

 

Le 21:00. Si apre il sipario. Un unico raggio di luce ad illuminarlo al centro del palco. Lui, camicia blu, jeans e stivali. Una sola chitarra. Parte Sono qui per l’amore. Intensa. Poi saluta il pubblico e ci “avverte” che leggerà di tanto in tanto qualcuna delle sue poesie. Purtroppo non riesco a sentire bene ciò che Luciano dice, c’è un enorme frastuono e lui (pessima abitudine che avevo già notato nei suoi precedenti concerti)  non interrompe mai il suo discorso, impedendo ai più di recepirlo a pieno. Poi attacca con Sogni di R&R, annunciando di aver iniziato con l’ultima canzone e di proseguire con la prima e rivolgendo il suo saluto al grande Pierangelo Bertoli.

Entra in scena colui che, secondo me, rappresenta il più valido artista tra quelli a disposizione del Liga. E’ l’ex PFM, Mauro Pagani. Suo l’assolo iniziale che introduce la terza canzone della serata, la malinconica Ho messo via. Si continua con Una vita da mediano, contraddistinta da un ottimo intermezzo prodotto dallo struggente violino dello stesso Pagani. Il pezzo successivo è Il giorno dei giorni, interpretato per l’occasione in una caratteristica versione in chiave decisamente più soft dell’originale. E’ il momento della prima poesia, quella sui bambini e sulla loro innata fretta di crescere. Altra canzone, tocca alla versione acustica di Walter il mago. La gente si lascia coinvolgere dalle particolari note del brano, e la cornice dell’Augusteo è davvero da brividi. Si viene e si va, recita la canzone successiva. Luciano mette sul palco tutta la grinta che possiede nell’interpretarla, fino al momento del ritornello finale: qui si accendono le luci, la sua voce si ferma, così come gli strumenti. E’ il pubblico a cantare, con un Luciano sorridente ad assistere come il più attento degli spettatori. Poi parte con un’osservazione: Ho notato che tra voi, ovviamente c’è una buona parte che fa il coro, un’altra che rimane in silenzio, indifferente… poi c’è una piccola parte che pare saltare dalla sedia come per dire “Cazzo, che è successo?”… ed infine ci sono quelli che si guardano intorno pensando: “Porca troia, questa proprio non la so…”. Volevo precisare a questi che non c’è nessun errore, né nel titolo né nel ritornello. La canzone non è “Si viene o si va”. La canzone è “Si viene E si va”… Le sue doti da grande trascinatore e da “traghettatore di emozioni” fanno centro ancora una volta e così la voce del pubblico scatta insieme alla sua per finire la canzone. Eccoci arrivati a Vivo morto o x con lo splendido accompagnamento di una delicata armonica. Seconda poesia e poi ancora un’altra canzone prima della pausa. L’inizio la rende inconfondibile, è Questa è la mia vita, impreziosita dal veloce assolo di violino di Pagani.

Sono le 22:00. E’ il momento di una breve pausa. Si riprende con L’amore conta. A seguire, Ligabue lascia al pubblico la scelta del prossimo brano da eseguire. I tre brani in lizza sono “Ancora in piedi”, “Lo zoo è qui” e “Dove fermano i treni”, presenti nell’album, a detta del Liga, sfigato, "Sopravvissuti e Sopravviventi”. La scelta cade sul terzo brano, per il quale Luciano chiede pazienza e concentrazione. Il pezzo riesce perfettamente, facendo da preludio ad una delle canzoni più “vere” di Luciano, Non è tempo per noi. Terza poesia, un’ode all’amore che nasce in estate. Giunge il momento della mia canzone preferita tra quelle presenti in scaletta: il suo riff è unico, è Leggero, è da brividi. Luciano, anche stavolta, ci lascia cantare il ritornello a cappella, il che emoziona anche gli addetti ai lavori presenti al teatro. Tocca poi a Eri bellissima, e alla quarta poesia della serata, stavolta dedicata a suo figlio. Segue Ho perso le parole e Le donne lo sanno, quest’ultima caratterizzata da un’introduzione al piano dall’indescrivibile fascino. L’arrangiamento acustico di Piccola stella senza cielo mi lascia qualche rimpianto: ho sempre preferito la prima versione di questa canzone, versione che difficilmente Ligabue riproporrà ancora dal vivo. Resta comunque degno di nota, anche qui, l’impegno e la straordinaria capacità di “far parlare gli strumenti” di Mauro Pagani.

 Scatta il momento per l’Happy Hour ed il pubblico dell’Augusteo, fino a questo momento molto ordinato, si lascia andare ad un ballo travolgente. Da segnalare lo splendido finale di canzone, modificato in perfetto “old style”.

Si spengono le luci. Fine del concerto? Nemmeno per sogno. Ancora Mauro Pagani ed il suo violino, questa volta a completare Cosa vuoi che sia. Ultima poesia, molto breve. Poi ci prepariamo a “sputare via il veleno” sulle note di Urlando contro il cielo e per il gran finale con Tra palco e realtà. Ultimi ringraziamenti di Luciano diretti ad un pubblico capace di lasciarsi andare. Si chiude il sipario. Stavolta  è davvero finita.

 

Terminato questo trittico di concerti posso affermare che quello offerto allo stadio Arechi di Salerno è stato lo spettacolo che ho apprezzato maggiormente, soprattutto considerando le canzoni eseguite in quell’occasione. Malgrado la mia preferenza, anche quelli di ieri e del Palamaggiò di Caserta dello scorso marzo restano concerti meravigliosi e dalle emozioni suscitate molto differenti.

Nonostante non condivida alcuni suoi modi di fare (e di “monetizzare” la sua immagine) che lo hanno cambiato dall’essere quello che rappresentava per me una decina di anni fa,  Luciano Ligabue resta uno dei pochi cantanti italiani capace di emozionarmi e di scrivere ciò che sento dentro.

Prossima fermata: Teatro Agusteo di Napoli (21 Novembre)

E così… Dopo il concerto al Palamaggiò di Caserta e quello allo stadio Arechi di Salerno, mi aspetta un’ulteriore tappa che intersecherà il mio cammino a quello di Ligabue: il concerto tutto acustico del 21/11/2006 al Teatro Augusteo di Napoli. So che ne varrà la pena, so che mi emozionerò ancora. Soprattutto emozionerà "lei".

Ed allora aspettiamo con ansia questo ennesimo evento live del 2006 .