Una bella scoperta: Gli Ex-Otago

Ex Otago dress

 

Sanremo 2019 è stato consegnato agli archivi. Un’edizione controversa e piena di polemiche che sta avendo strascichi imprevisti ancora oggi. Chi ha vinto e chi ha perso (e come ha perso) affrontano giornalisti ed esperti di settore a colpi di dichiarazioni, smentite ed assenze ingiustificate in tv.
Tuttavia c’è una realtà che sembra essere passata in sordina, forse proprio perchè provocazioni e critiche non riescono a far presa sulla loro immagine. Una band dalla faccia pulita che onestamente non conoscevo, ma che mi piace ogni giorno di più. Sto parlando degli Ex-Otago

Gruppo genovese fondato nel 2002 (quasi 20 anni di storia di cui personalmente ignoravo l’esistenza!), gli Ex-Otago nascono nella loro formazione originaria come un trio acustico, salvo poi trasformarsi e rinnovarsi, col tempo, nel progetto indie pop attuale. Il nome, così singolare, deriva da una squadra di rugby neozelandese che ha nel suo palmarès la vittoria di un campionato da outsider. 
Allo scorso Festival hanno partecipato con il brano Solo una canzone (QUI per l’ascolto) ballad romantica che racconta le difficoltà di un amore non più giovane, raggiungendo un rispettabilissimo 13esimo posto su 24 artisti in gara. 

Incuriosito, quindi, ho iniziato ad ascoltare su Spotify il loro ultimo album, Corochinato. Ed è stata la conferma del colpo di fulmine.

Premesso che il mio giudizio è fondato esclusivamente sul suddetto lavoro, non posso che rimarcare la buona impressione data da Solo una canzone. Le sonorità dell’album ricordano quelle anni ottanta, periodo in cui primeggiava il synth e tutti quei suoni artefatti ed elettronici che avvolgevano la maggior parte dei brani. A tal proposito, il primo accostamento che mi è venuto da fare quando ho ascoltato questo album è stato quello con i Thegiornalisti, un altro gruppo che è partito dal circuito indie per poi affermarsi su scala commerciale. 

I testi delle canzoni di Corochinato sono per la maggior parte dei racconti, a volte senza cantato, sull’amore e le sue sfumature. Dall’amore agli albori a quello consolidato, da quello in crisi fino a quello giunto al termine ma non accettato. Canzoni parlate, a volte anche con una metrica che balla sul filo del rasoio, ma che trattano i temi in maniera inedita e spesso leggera. 

Menzione di merito speciale per il frontman Maurizio Carucci e la sua zeppola che ricorda quella Jovanotti. Un ragazzone simpatico e spigliato che sa tenere il palco e che (sembra) non essersi montato la testa. 

Per concludere vi lascio con una preview di Spotify contenente tutti i dieci brani dell’album Corochinato. Buon weekend.

 

 

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Sanremo 2019

Sanremo 2019 Logo

 

Il Festival di Sanremo mi piace, e lo sapete. Solo che quest’anno non lo sento. Come ho già spiegato in occasione della passata edizione, non ho una buona affinità col direttore artistico Claudio Baglioni e questo ha un pò smorzato la mia curiosità che, in genere, precede di parecchio quest’evento.

Tuttavia, pur avendo già parlato ampiamente in passato del motivo del mio interesse per questa manifestazione, mi andava di lasciare una traccia della 69esima edizione del Festival qui su My World… 

Questa la lista delle canzoni in gara:

Arisa Mi sento bene
Loredana Bertè Cosa ti aspetti da me
BoomDaBash Per un milione
Federica Carta e Shade Senza farlo apposta
Simone Cristicchi Abbi cura di me
Nino D’Angelo e Livio Cori Un’altra luce
Einar Parole nuove
Ex-Otago Solo una canzone
Ghemon Rose viola
Il Volo Musica che resta
Irama La ragazza con il cuore di latta
Achille Lauro Rolls Royce
Mahmood Soldi
Motta Dov’è l’Italia
Negrita I ragazzi stanno bene
Nek Mi farò trovare pronto
Enrico Nigiotti Nonno Hollywood
Patty Pravo con Briga Un po’ come la vita
Francesco Renga Aspetto che torni
Daniele Silvestri Argentovivo
Anna Tatangelo Le nostre anime di notte
The Zen Circus L’amore è una dittatura
Paola Turci L’ultimo ostacolo
Ultimo I tuoi particolari

Ci credete se vi dico che non avevo ancora dato un’occhiata ai partecipanti? Bene. In quello che sembra essere il Festival dei ritorni, posso dire che, per quanto mi riguarda, l’attenzione sarà puntata sui brani di Arisa, Cristicchi, Renga e Silvestri, mentre scommetto su Nek come vincitore della sfida per la canzone più radiofonica. E poi c’è Ultimo che mi incuriosisce (la sua Ti dedico il silenzio mi sta accompagnando in questo periodo). 

Tanti i superospiti finora confermati, quasi tutti italiani: Eros Ramazzotti, Luis Fonzi, Fiorella Mannoia, Marco Mengoni, Tom Walker, Ligabue, Elisa, Alessandra Amoroso, Andrea Bocelli, Giorgia e Antonello Venditti

Quel che è certo è che, Baglioni a parte, qualcosa resterà nella storia anche quest’anno. Perchè Sanremo è Sanremo. O così mi piace ancora pensare. 

Appunti sul diario

Pagine del diario

Riordiniamo un pò le idee buttando giù un veloce aggiornamento.

Come avrete avuto modo di notare nel post precedente, ho iniziato a trasferire in My World… il materiale rilevante pubblicato su Alone in Kyoto nel corso degli anni. La gestione di due blog è ormai impossibile per me e, quindi, tanto vale portare di qua il lavoro che non merita di essere dimenticato. Per cui, nei prossimi mesi i nuovi articoli di questo sito saranno intervallati da recensioni (o pseudo tali) di film a cui in passato ho dedicato la mia attenzione. I posteri (?) potranno tirare un sospiro di sollievo.

Durante le feste natalizie ho visto lo speciale di Black Mirror di cui tutti parlano. Opinione: Promossa a pieno voti. Bandersnatch non solo resta coerente con lo spirito della serie ideata da Charlie Brooker, ma addirittura riesce nell’intento di portarla ad un livello successivo, quello dell’interazione soggettiva da parte dello spettatore. Che poi si potrà discutere sulla vera utilità della scelta multipla e di una trama che è solo apparentemente contorta. Perchè anche il parere è soggettivo, esattamente come le scelte fatte fare al protagonista. Ma Bandersnatch rimane una meraviglia che i cultori di Black Mirror non possono non riconoscere nella forma e nei contenuti.

Dopo diversi anni sono riuscito a rivedere i miei cugini che vivono ormai in pianta stabile a Modena. Sono stati incontri veloci e brevi, come ormai le nostre vite fatte soprattutto di bambini e impegni lavorativi ci impongono di fare. Sono lontani i tempi spensierati dell’adolescenza vissuta insieme. Tuttavia li ho trovati bene. Resistiamo bene.

In questi giorni le temperature sono calate parecchio. Si dice che, nei prossimi giorni, potrebbe tornare a nevicare come già successo lo scorso febbraio, quando dalle mie parti si è assistito ad una storica imbiancata senza precedenti a memoria d’uomo. Staremo a vedere. Intanto mi sa che è arrivata l’ora di indossare il cappello anche quest’anno. Forse.

Chiudo il post con una canzone che ho scoperto tardi ma che, secondo il mio parere, completa bene lo scenario invernale a cui stiamo assistendo in questo periodo. Candele accese e occhi chiusi. Loro sono gli Alice in Chains, e questa è Nutshell.

La canzone del mese – Luglio 2018

Non ci si ferma mai. Continua il periodo impegnativo che (si spera) avrà la sua conclusione con le ferie di agosto. Come già saprete, mi trovo in un uragano di impegni, soprattutto lavorativi, che cattura la quasi totalità del mio tempo.  Ad ogni modo, ciò non mi impedisce di dedicare qualche riga all’oggetto di questo articolo.

Se qualcuno mi chiedesse la canzone da eleggere a simbolo della mia estate 2018 non avrei dubbi: Flames di David Guetta (con la partecipazione vocale di Sia). Nonostante si trovi in rotazione radiofonica da ormai 4 mesi, questo è un brano che non mi stanca mai, ed ha un messaggio positivo che apprezzo particolarmente.

Approfittando dell’occasione per augurare a tutti gli americani di passaggio qui un felice Giorno dell’Indipendenza, vi lascio con la canzone del mese, nella speranza che i miei interventi tornino ad essere più frequenti.

Benvenuto luglio. 

 

 

La canzone del mese – Giugno 2018

Un mese senza aggiornare My World….
Per tutti quelli che si stessero chiedendo che fine abbia fatto, sappiate che sto bene. Sono solo molto impegnato dalle ormai note scadenze lavorative. Tuttavia, il bello del mio lavoro è che quando arrivi al termine del viaggio (passatemi il termine improprio) e ti metti al passo, ti senti il padrone del mondo. E’ come essere in cima alla montagna dopo una scalata estenuante. Insomma, è una bella sensazione (QUI). E poco conta se l’effetto dura il tempo di un pomeriggio, se già dopo il weekend mi ritroverò nuovamente arretrato e in prossimità di nuove scadenze. Adesso me la godo.

Ma passiamo all’oggetto principale del post.
I Weezer mi sono sempre piaciuti (ne ho parlato agli albori di questo blog QUI). Band alternative rock americana all’apparenza molto positiva e dai toni tutt’altro che cupi. Per farvi un’idea di quel che sto dicendo, potete far riferimento al video di Buddy Holly in cui si vede il gruppo suonare addirittura nel mitico locale di Arnold del telefilm Happy Days
Da più di un anno i fans dei Weezer chiedeva loro di realizzare una cover della hit anni ottanta dei Toto, Africa. E qualche giorno fa la band ha regalato loro il pezzo che segue. Certo, il rifacimento non ha la potenza dell’originale, ma la trovo adatta per accogliere l’arrivo del mese dell’inizio dell’estate. 

Benvenuto giugno. 

 

La canzone del mese – Maggio 2018

Maggio è sempre stato il mese che ha aperto la mia personale stagione del lavoro duro (QUI), ed anche quest’anno è arrivato puntuale col suo carico di responsabilità.
Mentre per la maggior parte della gente questo periodo rappresenta l’orizzonte delle vacanze che si avvicinano, io mi ritrovo sempre più sommerso da pratiche da sbrigare entro scadenze molto ravvicinate. Non mi resta che rimboccarmi le maniche e sfidare ancora una volta il tempo in questa pazza corsa che si concluderà con le ferie d’agosto.
Sul fronte delle cose da ricordare, c’è da dire che ho iniziato ad allenarmi. E questa è una grossa novità per me che non ho mai intrapreso nemmeno un briciolo di attività fisica seria in vita mia. In sintesi, sto seguendo un programma sui 30 giorni continui basato su 3 livelli diversi di difficoltà. Roba semplice, dicono quelli del settore. A me, invece, sembra di stare scalando l’Everest a mani nude. Ad ogni modo, tra un mese vedremo se è cambiato qualcosa.

Intanto siamo giunti in primavera inoltrata. C’è una canzone che ultimamente mi capita di associare a questo periodo, forse perchè è contestualizzata proprio nel periodo della fioritura e della rinascita della natura. Il brano è Lover Lay Down della Dave Matthews Band (una jam band con quasi 30 anni di carriera alle spalle), e racconta del risveglio di un vecchio amore. A tal proposito, mi piace imprimere di seguito e conservare qui su My World…  l’interpretazione che il forum della band ha dato al testo della nostra canzone del mese:

 

«Con l’arrivo della primavera anche i vecchi amori, mai dimenticati, si risvegliano.
In questo caso il protagonista, il cui cuore ha, ora e per sempre, posto per l’amore solo ed esclusivamente dalla sua amata (I will wait for no one but you), conscio che l’amore per lui ancora brucia nel cuore dell’amata, cerca di convincerla che non c’e’ nulla di male nel loro amore, non piu’ per lo meno (Don’t be us too shy).
Avevano gia’ fatto molti progetti in passato (So much we have dreamed) ma qualcosa li ha divisi a lungo (And we were so much younger) ma questa lontananza ha permesso loro di cambiare, di potere, ora, affrontare il loro amore (Hard to explain that we are stronger) che per mille ragioni era stato “dimenticato” ( A million reasons life to deny), negato. Ma ora, osservandosi insieme (Lay down look see – She and he) lui scopre che possono ancora condividere un sorriso e sostenersi a vicenda nel bisogno (Together share this smile Each other’s tears to cry) mentre lei si sfoga con un pianto liberatorio (And you weep) quando lui le dice che la battaglia e’ finita (Cause it’s over), che non dovra’ temere nulla perche’ le cose non cambieranno (Darling it’s all the same) fino a quando saranno insieme (‘Til we dance away)»

 

Benvenuto maggio. 

 

La canzone del mese – Aprile 2018

Scherzando e ridendo siamo arrivati ad Aprile. Il freddo del duro inverno che abbiamo attraversato sembra ormai alle spalle e le giornate presentano ormai i consueti valori primaverili.
I tempi sono quindi maturi per tirare a indovinare il tormentone dell’anno? No, non ancora.  E’ troppo presto. E poi le previsioni cadrebbero sul solito pezzo-fotocopia in stile raggaeton latino che sopporto sempre meno. Piuttosto c’è un brano che mi ha colpito fin dai primi mesi della sua messa in onda nelle radio e che continua a piacermi.  

Justin Timberlake non ha bisogno di presentazioni: Ex N’Sync, poi cantautore, ballerino, attore e produttore di fama internazionale. A febbraio è uscito il suo ultimo album Man of the Woods, a cui ho dato solo un veloce ascolto senza soffermarmi più di tanto. Però c’è il terzo singolo estratto, Say Something, che merita il posto della canzone del mese. Le atmosfere sono country folk, e c’è il beat costante della chitarra (quella del bravo Chris Stapleton) che voglio assolutamente provare a riprodurre. 

E allora, anche se con tutta probabilità non riuscirà ad eguagliare il successo di What goes around… comes around e Lovestoned, apriamo le porte al nuovo mese con questo brano. Benvenuto aprile. 

 

Gli anni della Dance Commerciale

Discodance

 

La mia adolescenza ha vissuto anni accompagnati prevalentemente da una colonna sonora alla quale sono molto legato.
Erano gli anni novanta, ed era il tempo in cui dalle mie parti si passava il sabato sera a guardare la partita di pallavolo della squadra locale per poi andare tutti insieme a caccia di quella che sarebbe stata una delle ultime feste organizzate in casa (per info, QUI). In mancanza di questo, c’era sempre una serata allestita in qualche garage o nel primo locale messo a disposizione da qualcuno dei nostri. Il comune denominatore di tutti i contesti era costituito dalla medesima musica che segnava quelle ore di svago. La musica del tempo di cui parlo era la Dance Commerciale

Nell’ultimo decennio del ventesimo secolo la musica in questione era così in voga da ritagliarsi ampi spazi nelle radio di tutto il territorio nazionale. C’erano classifiche settimanali a tema, la superclassifica annuale delle canzoni più suonate/ballate in discoteca e persino delle compilation mixate dai Dj dell’epoca. La musica dance commerciale era tanto importante, in quegli anni, da portare alcuni produttori a cavalcarne l’onda ed a remixare e ri-editare anche dei classici musicali che col genere non c’entravano niente.  Ad ogni modo era tutto pompato e tutto alla moda. Fino a quando la stessa moda non ha deciso di voltare pagina e di rinnegare quel successo dichiarandolo superato e trash. 

Cosa mi rimane di quei tempi? Oltre ai ricordi e alla nostalgia, mi restano numerose cassettine registrate che conservo gelosamente, alcune contenenti dei remix davvero rari. E poi mi resta una buona conoscenza sul tema e la certezza che, malgrado i tempi che cambiano, la voglia di Dance anni 90 non mi passerà mai.

Mi resta anche altro, in verità. Negli ultimi anni ho avuto modo di sperimentare in prima persona il piacere di usare i piatti di una console da Dj. E questi che seguono sono dei piccoli estratti della nuova esperienza.

 

 

 

La canzone del mese – Marzo 2018

C’è stato un periodo del mio recente passato in cui non ho fatto altro che ascoltare canzoni tristi e malinconiche. Questo perchè avevo deciso di assecondare il mio umore e di dargli in pasto un contorno della stessa misura. Che poi, diciamola tutta, io la malinconia ce l’ho comunque dentro.


Ad ogni modo, durante quel momento della mia vita mi sono imbattuto in un blog a tema, Canzoni struggenti e tristi, che sembrava parlarmi attraverso la musica che proponeva. Come spesso accade, purtroppo, anche il blog in questione ha smesso di lanciare segnali da anni. Per fortuna ha fatto in tempo a lasciare ai naviganti di passaggio dei buoni spunti musicali, uno dei quali è la mia Canzone del mese

 

I Red Jumpsuit Apparatus sono un gruppo Alternative Rock nato nel 2003 in Florida. Malgrado l’impronta adolescenziale che straripa da ogni parte di essa, anche questa formazione ha rilasciato qualche buon lavoro, tra cui Cat and Mouse, brano melodico del 2006 appartenente al loro album d’esordio in studio, Don’t you fake it

Non so com’è da voi, ma qui l’inizio di settimana è stato segnato da un evento che possiamo tranquillamente definire storico: la neve ha imbiancato la città lasciando sulle strade uno strato di circa 10 centimetri. Alberi e tetti innevati. Uno spettacolo da incorniciare per uno scenario quasi unico per la zona. E quindi ho pensato che le atmosfere del brano che ascolterete (tralasciando il testo) calzassero perfettamente in questo clima quasi magico. Benvenuto marzo.

 

Metti una sera dall’oculista

Vision Of Eyechart With Glasses

 

Da qualche mese ho iniziato a fare fatica a mettere a fuoco le scritte poste in lontananza, quasi fossero offuscate al centro da una presenza eterea. Il che, per uno che non ha mai sofferto di fastidi del genere, ha rappresentato un’assoluta novità. 
Spinto da continue sollecitazioni che mi invitavano ad approfondire la cosa, quindi, mi sono deciso ed ho accettato di sottopormi alla mia prima visita seria dall’oculista. 

Quello che mi ha colpito maggiormente, mentre l’esperto incalzava con le solite domande di rito, è stato l’insieme di atmosfere e odori antichi che lo studio sembrava quasi raccontare. Oltre alle attrezzature che davano l’impressione di aver visitato migliaia e migliaia di persone prima di me, c’era l’arredamento d’altri tempi: tavoli in legno di ciliegio massiccio e poltroncine rosse che mi hanno ricordato quelle che aveva il mio barbiere quando da piccolo mio padre mi portava a tagliare i capelli. Per non parlare delle pareti e dei pavimenti. Persino il contenitore per le mentine e il calendario da scrivania erano decisamente fuori tempo massimo. In ogni caso, tutto questo mi ha notevolmente affascinato. L’ho trovato un inconsueto tuffo nel mio passato più lontano.

I risultati della visita. Ho una leggera miopia di un grado per l’occhio destro e di 0.75 per quello sinistro. Secondo lo specialista (che però ha tenuto a precisare che si tratta di ipotesi) la miopia ha carattere genetico. Io, da ignorante, sono dell’avviso che anni di ebook letti al pc e un lavoro da ufficio abbiano fatto il grosso. Morale della favola: alla veneranda età di 36 anni, anch’io mi appresto a vivere una nuova (e per me del tutto misteriosa) esperienza. Sono pronto ad entrare nel Club ufficiale degli occhialuti. 

E che sia un territorio inesplorato per il sottoscritto lo testimonia anche la difficoltà riscontrata per la scelta della montatura. Questo accessorio mi ha costretto ad una ricerca fatta di tre negozi consultati ed una cinquantina di modelli sottoposti al mio difficilissimo gusto. Alla fine è andata. Sono un nuovo quattrocchi.

Vi lascio col video di Animals dei Maroon 5, dove lo stalker Adam Levine indossa il modello di occhiali che ho cercato inizialmente, salvo poi scartarli per una montatura leggermente diversa. Buon ascolto.