I ’90 che tornano

90 Special

 

Parte stasera su Italia Uno la prima di 5 puntate di ’90 Special – Che ne sanno i 2000, il nuovo programma ideato e condotto da Nicola Savino che promette di riportare alla luce temi, colori e sapori dell’ultimo decennio dello secolo scorso.

In un interessante articolo su Tv Sorrisi e Canzoni, Savino rivela che «l’ispirazione sul confezionare una trasmissione del genere è partita guardando la serie “1993”» in cui si è divertito a scovare in essa oggetti ed emblemi di quegli anni. Il che, per un nostalgico cronico come me (nonchè amante degli anni novanta), è già un atteggiamento che rende la premessa particolarmente appetibile.   

Ciò che mi rende, invece, piuttosto scettico sulla buona riuscita di ’90 Special, è dato da un paio di incognite che potrebbero rivelarsi di non poco conto. In primo luogo, c’è da considerare l’ovvio limite dato dal fatto di dover utilizzare video di repertorio attinti esclusivamente dall’archivio Mediaset. Mi piacerebbe, ad esempio, rivedere spezzoni di trasmissioni di Mtv come Unplugged o Select, o ricordare la sigla di “Al Cinema in Famiglia” su Raiuno (anni ottanta, lo so), cosa che difficilmente sarà possibile, dato che Mediaset non è principale titolare dei diritti in questione. E poi c’è il rischio concreto di dover assistere ad una sorta di Matricole e Meteore Bis, un programma che ho sempre trovato stucchevole e del tutto privo di contenuto. In ogni caso, confido nelle capacità autoriali di Savino e nella forte impronta nostalgica che ha promesso di mettere nella conduzione.  

Secondo indiscrezioni, tra gli ospiti della prima puntata ci saranno gli Eiffel 65 (chissà se nella formazione al completo) e Jovanotti. Quest’ultimo tornerà a cantare a distanza di trent’anni Asso, la sigla del telefilm Classe di ferro (che però è della fine degli ottanta). 

Finite le mie considerazioni basate sui presupposti, non mi resta che ricordare l’appuntamento di questa sera, su Italia Uno, con la celebrazione dei 90 Special. L’orario d’inizio è alle 21.25 perchè, purtroppo, la prima serata di oggi non è più quella degli anni novanta.

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Twin Peaks – Terza Stagione su Showtime

 

Twin Peaks_Terza Stagione

 

2016.

La notizia che tutti aspettavamo.

Siete pronti a tornare a Twin Peaks

 

 

Un Happy Ending che non c’è più stato…



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Chi mi legge da qualche tempo sa quanto io sia un fanatico di serie-tv o, comunque, di intrattenimento casalingo. Sebbene il tempo a disposizione sia diminuito negli ultimi mesi, cerco ancora il modo di dedicarmi la giusta razione quotidiana di buon svago.  Questo è possibile grazie a quell’utilissimo strumento che è il My Sky, l’apparecchio delle meraviglie capace di registrare i programmi preferiti e di rivederli quando vuoi tu e come vuoi tu. Facendo eco a quanto recita lo spot della celebre multinazionale di Murdoch, devo ammettere che quest’aggeggio ha cambiato sul serio il mio modo di vedere la tv, snellendo gli appuntamenti fissi ed eliminando di colpo tutti i palinsesti che rende schiavi gli appassionati di serial come me. Ora però basta con la marketta. Promesso. Anche perchè QUI, a suo tempo, parlai in termini tutt’altro che entusiasti sulla cara piattaforma satellitare.

Il punto dell’articolo, piuttosto, è il destino di uno dei telefilm più divertenti degli ultimi anni: Happy Endings. Creata da David Caspe, questa serie-tv narra con leggerezza e verve umoristica le vicende di un gruppo di amici di Chicago, i loro problemi di lavoro e di cuore, le proprie manie e sogni.  Il cast fisso è formato da una coppia mista (Damon Wayans Jr. e d Eliza Coupe), un gay dalla sensualità intrinseca (Adam Pally), una solare single in cerca (Casey Wilson), un aspirante ristoratore (Zachary Knighton) e la proprietaria di un negozio di abiti (Elisha Cuthbert). Un mix esplosivo in grado di raccogliere nelle tre stagioni di vita altalenanti e contrastanti pareri da parte della critica. Da una parte troviamo gli acclamatori e sostenitori (gruppo del quale il sottoscritto chiaramente appartiene), con a seguito bandiere a palesare l’essere brillante, fresco e spensierato del telefilm. L’altra fazione è, invece, rappresentata dai detrattori, da chi ritiene che questo comedy-serial sia troppo simile ai suoi predecessori (Friends in primis). 

Fatto sta che la serie tv rischia (continuo ancora ad usare un verbo che implica una condizione che probabilmente non esiste più) di chiudere a causa dei bassi ascolti rilevati nell’ultima stagione. La riflessione è legata alla scoperta che le opinabili politiche della televisione sono basate su cinici riscontri in termini di auditel i quali, se positivi, rappresentano entrate per l’emittente tv grazie agli sponsor. Al contrario, mancanza di  un certo e stimato numero di telespettatori è pari ad una bancarotta finanziaria che finisce per decidere la chiusura anzitempo del prodotto televisivo.

Una teoria che lascia poco spazio al sentimentalismo degli appassionati e che manifesta lo scarso rispetto dei signori padroni dei Networks nei confronti di una nutrita fetta di pubblico che prima viene ammaliata e portata all’affezionarsi a qualcosa, e poi impietosamente abbandonata. Viva lo Show business americano.

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