Una serata differente

Quando l’amico che conosco da oltre vent’anni mi ha proposto di uscire con la sua banda (una formazione ridotta di colleghi ed allievi), devo dire di essermi trovato piuttosto spiazzato. Mi è già capitato, anche in tempi recenti, di incontrarmi con lui ed altri amici di vecchia data e di aver così incrementato il baule di ricordi nuovi e piacevoli. Ma con questi altri non ho alcun legame professionale, non abbiamo le stesse competenze, non frequentiamo gli stessi ambienti, nè viviamo i medesimi contesti. Insomma, previsioni di serata poco incoraggianti. 

– “Che ci vengo a fare?” – gli chiedo.

– “Mi farebbe piacere che tu ci fossi. E’ tutta gente tranquilla. Un pub. Un panino. Per le 22 stiamo a casa” – risponde con l’aria di chi non ammette repliche. 

E così, malgrado lo scetticismo iniziale, ho accettato e ci sono andato. 

Appuntamento al Vomero, nel quartiere in cui ho vissuto buona parte dei miei sabato sera da ragazzo. Il posto designato all’incontro è stato nei pressi di un negozio un tempo teatro di importanti scelte musicali e ludiche per il sottoscritto. Il pub, sebbene piuttosto famoso da quelle parti, non lo conoscevo. 

Alla fine tutto è filato liscio. Si è mangiato bene e si è stati altrettanto. Certo, quando la discussione si spostava su argomenti più tecnici mi sono sentito come un pesce fuor d’acqua, ma i momenti di incomunicabilità sono stati davvero pochi ed indolori.

All’uscita mi sono ritrovato tra le vie deserte di un quartiere abitualmente molto popolato, avvolto da un gelo insolito per essere stato il primo giorno di primavera. Ma tutto questo mi è piaciuto. Strade vuote e freddo pungente hanno ristorato la mia anima. Così come mi è piaciuto ritrovarmi sotto le luci dell’insegna di quel cinema a cui sono legatissimo. Un posto che, prima ha dovuto alzare bandiera bianca a causa della crisi, e che poi ha riaperto i suoi battenti. Per amore dei ricordi di una generazione. 

 

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Semplicemente This is us

This_Is_Us

 

Tra le serie-tv che seguo con maggiore interesse ce n’è una che non smette di sorprendermi per la sua capacità di toccare le corde del cuore e di strimpellarle a suo piacimento per poi vederle sanguinare mescolate alle lacrime del conscio spettatore. Sto parlando di This is us.

Jack e Rebecca Pearson sono una coppia che improvvisamente si ritrova a dover far spazio nella propria vita all’arrivo di ben tre bebè. Il pilot ci mostra subito che le cose per i due non si mettono in discesa (e mai lo saranno), ma ci viene spiegata molto bene la forza e la coesione che i Pearsons mettono in campo d’avanti alle difficoltà della vita. 
La struttura del telefilm è un continuo alternarsi tra eventi passati, presenti e futuri, una sorta di puzzle dove mettere insieme i pezzi non stanca, nè disorienta. Piuttosto appassiona e rapisce. 

La serie è interpretata da un parco attori davvero talentuosi, tanto da meritarsi numerosi riconoscimenti nelle due (finora) stagioni realizzate. Milo Ventimiglia e Mandy Moore sono forse i nomi più conosciuti in This is us, ma vi assicuro che il merito è parimenti suddiviso tra tutto il cast. 

Concludo dicendo che This is us è una serie drammatica davvero consigliata che racconta, in maniera molto semplice e attraverso la centralità di una famiglia unita, uno dei valori fondamentali della vita come l’amore.

Ed ora cliccate il tasto per la visione in HD del video che segue e godetevi un assaggio di ciò di cui ho parlato, quello che mi piace definire uno tra i monologhi allegorici sulla vita più belli della tv. 

 

Gli anni della Dance Commerciale

Discodance

 

La mia adolescenza ha vissuto anni accompagnati prevalentemente da una colonna sonora alla quale sono molto legato.
Erano gli anni novanta, ed era il tempo in cui dalle mie parti si passava il sabato sera a guardare la partita di pallavolo della squadra locale per poi andare tutti insieme a caccia di quella che sarebbe stata una delle ultime feste organizzate in casa (per info, QUI). In mancanza di questo, c’era sempre una serata allestita in qualche garage o nel primo locale messo a disposizione da qualcuno dei nostri. Il comune denominatore di tutti i contesti era costituito dalla medesima musica che segnava quelle ore di svago. La musica del tempo di cui parlo era la Dance Commerciale

Nell’ultimo decennio del ventesimo secolo la musica in questione era così in voga da ritagliarsi ampi spazi nelle radio di tutto il territorio nazionale. C’erano classifiche settimanali a tema, la superclassifica annuale delle canzoni più suonate/ballate in discoteca e persino delle compilation mixate dai Dj dell’epoca. La musica dance commerciale era tanto importante, in quegli anni, da portare alcuni produttori a cavalcarne l’onda ed a remixare e ri-editare anche dei classici musicali che col genere non c’entravano niente.  Ad ogni modo era tutto pompato e tutto alla moda. Fino a quando la stessa moda non ha deciso di voltare pagina e di rinnegare quel successo dichiarandolo superato e trash. 

Cosa mi rimane di quei tempi? Oltre ai ricordi e alla nostalgia, mi restano numerose cassettine registrate che conservo gelosamente, alcune contenenti dei remix davvero rari. E poi mi resta una buona conoscenza sul tema e la certezza che, malgrado i tempi che cambiano, la voglia di Dance anni 90 non mi passerà mai.

Mi resta anche altro, in verità. Negli ultimi anni ho avuto modo di sperimentare in prima persona il piacere di usare i piatti di una console da Dj. E questi che seguono sono dei piccoli estratti della nuova esperienza.

 

 

 

The Place – Un posto fuori dalla mappa

The Place

 

ALERT!: Questo articolo contiene spoiler.

Non sono più quello di una volta. Non ho il tempo di essere quello di una volta e di dedicarmi alle mie passioni come vorrei. Il poco spazio a disposizione (che poi già mancava in questi anni) mi ha costretto a fare delle scelte imbastendo una cernita delle mie priorità in termini di hobby. Il risultato è che non riesco più ad occuparmi di cinema come prima (i tempi di Alone in Kyoto sono lontani). Anzi, ho abbandonato quasi del tutto questo campo. 

Tuttavia, ci sono dei film le cui premesse ed anteprime mi colpiscono e che poi cerco di recuperare, magari a più riprese. Questa cosa, ad esempio, è successa per The Place di Paolo Genovese. La buona premessa, in questo caso, è dovuta dal fatto che Perfetti sconosciuti (penultimo lavoro del regista) mi abbia entusiasmato al punto tale da idolatrarlo e consigliarlo a tutti. Peccato che, cast corale a parte,  The Place sia tutt’altro. 

La trama. Un uomo siede ogni giorno all’interno di un ristorante, ricevendo la visita di diverse figure, promettendo di accontentare le loro richieste in cambio di un’azione da portare a termine. 

Fin qui sarebbe un film dalle grandissime possibilità. Tuttavia si perde nel tentativo di portare avanti una trama che non arriva mai a nessun colpo di scena. Se le prime fasi della pellicola sono tutte proiettate sui primi piani del protagonista e sull’aria misteriosa che lo circonda (quasi a spronare ad interrogare lo spettatore sulla vera identità del tizio), il resto di The Place è lineare e lento ai limiti del piattume. Tutti gli eventi che si svolgono nell’unica location mostrata (anche questo un azzardo per un pubblico che non è quello da teatro) seguono la stessa struttura tra loro: Qualcuno ha bisogno di qualcosa, si fa un accordo, qualcosa va storto, si ravvedono. Fine.

E non basta un buon parco di musiche (quasi tutte strumentali), un’ambientazione le cui luci al neon la fanno da padrone ed un cast più che buono. Il film non decolla. Insomma, pur applaudendo al coraggio di realizzare una pellicola fatta esclusivamente di dialoghi, ci vuole altro. O rendi le parole memorabili, o realizzi una trama che porti a qualcosa.

Ed invece, in The Place inizi la visione spinto dalle domande sul protagonista e il suo operato (“Chi è? Che fa? Lo vedono tutti? Perchè tutti gli altri sono prevalentemente calmi, anche quando gli animi si scaldano?”) e finisci a cercare una svolta che non arriva mai. 

Ritentateci meglio.

La canzone del mese – Marzo 2018

C’è stato un periodo del mio recente passato in cui non ho fatto altro che ascoltare canzoni tristi e malinconiche. Questo perchè avevo deciso di assecondare il mio umore e di dargli in pasto un contorno della stessa misura. Che poi, diciamola tutta, io la malinconia ce l’ho comunque dentro.


Ad ogni modo, durante quel momento della mia vita mi sono imbattuto in un blog a tema, Canzoni struggenti e tristi, che sembrava parlarmi attraverso la musica che proponeva. Come spesso accade, purtroppo, anche il blog in questione ha smesso di lanciare segnali da anni. Per fortuna ha fatto in tempo a lasciare ai naviganti di passaggio dei buoni spunti musicali, uno dei quali è la mia Canzone del mese

 

I Red Jumpsuit Apparatus sono un gruppo Alternative Rock nato nel 2003 in Florida. Malgrado l’impronta adolescenziale che straripa da ogni parte di essa, anche questa formazione ha rilasciato qualche buon lavoro, tra cui Cat and Mouse, brano melodico del 2006 appartenente al loro album d’esordio in studio, Don’t you fake it

Non so com’è da voi, ma qui l’inizio di settimana è stato segnato da un evento che possiamo tranquillamente definire storico: la neve ha imbiancato la città lasciando sulle strade uno strato di circa 10 centimetri. Alberi e tetti innevati. Uno spettacolo da incorniciare per uno scenario quasi unico per la zona. E quindi ho pensato che le atmosfere del brano che ascolterete (tralasciando il testo) calzassero perfettamente in questo clima quasi magico. Benvenuto marzo.

 

My World… Award!

 

My World...Award

 

Oggi ho deciso di stilare il mio personale Award, una serie di domande create sulla falsa riga di quelle che hanno ispirato questa sezione. Per quanto io non ami le catene, questo tipo di citazione lo trovo comunque una sorta di “Ho pensato a te”. E quindi…

 

MY WORLD… AWARD 

Le regole sono le solite e sono molto semplici:

Ringraziare la persona che ti ha scelto e rilinkare il suo blog. Rispondere alle 10 domande. Passare il testimone ad altri 10 colleghi e metterli al corrente del premio. Tutto qui.

Passiamo alle domande.

Un ricordo improvviso che riaffiora nella tua mente. Avevo circa 12 anni quando io e quattro amici del quartiere costruimmo una bellissima casetta sull’albero. Ricordo che ognuno si occupò di un aspetto: chi dei sostegni, chi della vernice, chi degli interni e dell’approvvigionamento. A guardia di quel posto mettemmo anche un bellissimo cagnolino meticcio (che non ha messo mai paura a nessuno). Ricordi dolcissimi di un tempo andato.

Un complimento che hai particolarmente apprezzato in vita tua. “Sei come il vino, migliori col tempo.”

La cosa più improponibile e divertente che hai fatto da ubriaco. La cosa più improponibile è che ancora non mi è capitato di ubriacarmi. La più divertente (o deprimente , dipende dai punti di vista) è che sono astemio.

La scala di priorità che ti sei dato e sulla quale basi la tua vita. Ho una scala a chiocciola che si contorce su sè stessa. Un casino.

Il tuo senso preferito. L’olfatto. E’ un senso molto sviluppato, per quanto mi riguarda. E poi adoro associare gli odori ai ricordi.

Una parola preferita. Mi piace la parola “Bontà”‘. Mi piace il suono, come riempie, mi dà l’idea di qualcosa di soffice e buono. Difficile da spiegare esattamente la sensazione che mi suscita.

Un sogno nel cassetto. Nel mio cassetto c’è già poco spazio per le magliette e i calzini, figuriamoci per i sogni.

La cosa che più vi annoia di una persona. Mi annoia la superficialità (che però non è la leggerezza, eh). Per il resto sono abbastanza tollerante.

Un’espressione dialettale divertente. “Fatt’ accattà a chi nun te sap'”. Tradotto nel dialetto nostrano vuol dire, letteralmente, “Lasciati comprare da chi non ti conosce”. E’ un detto volto ad indicare una persona nota per modi di fare subdoli e poco limpidi.

In questo periodo ti sei reso conto di aver perso… peso? Sicuramente NO. Magari il contrario.

 

I miei premiati li scelgo tra quelli che hanno meritato, nel tempo, di finire nel mio Blogroll (li trovate sulla destra, e sono tutti validissimi):

http://topolod3xter.wordpress.com/
http://chezliza.wordpress.com/
https://essereincompresielasortedituttinoi.wordpress.com
https://millesplendidisoli.wordpress.com/
https://sentimentalpiggyromance.wordpress.com
https://paroledipolvereblog.wordpress.com
https://pensieristorti.wordpress.com
https://sundaymoodd.wordpress.com
https://thr0ughthemirr0r.com
https://vivodasola.wordpress.com/

 

Tutto qua. Come sempre vi invito a dire la vostra, nella speranza di avervi intrattenuto per qualche minuto. Alla prossima.

Metti una sera dall’oculista

Vision Of Eyechart With Glasses

 

Da qualche mese ho iniziato a fare fatica a mettere a fuoco le scritte poste in lontananza, quasi fossero offuscate al centro da una presenza eterea. Il che, per uno che non ha mai sofferto di fastidi del genere, ha rappresentato un’assoluta novità. 
Spinto da continue sollecitazioni che mi invitavano ad approfondire la cosa, quindi, mi sono deciso ed ho accettato di sottopormi alla mia prima visita seria dall’oculista. 

Quello che mi ha colpito maggiormente, mentre l’esperto incalzava con le solite domande di rito, è stato l’insieme di atmosfere e odori antichi che lo studio sembrava quasi raccontare. Oltre alle attrezzature che davano l’impressione di aver visitato migliaia e migliaia di persone prima di me, c’era l’arredamento d’altri tempi: tavoli in legno di ciliegio massiccio e poltroncine rosse che mi hanno ricordato quelle che aveva il mio barbiere quando da piccolo mio padre mi portava a tagliare i capelli. Per non parlare delle pareti e dei pavimenti. Persino il contenitore per le mentine e il calendario da scrivania erano decisamente fuori tempo massimo. In ogni caso, tutto questo mi ha notevolmente affascinato. L’ho trovato un inconsueto tuffo nel mio passato più lontano.

I risultati della visita. Ho una leggera miopia di un grado per l’occhio destro e di 0.75 per quello sinistro. Secondo lo specialista (che però ha tenuto a precisare che si tratta di ipotesi) la miopia ha carattere genetico. Io, da ignorante, sono dell’avviso che anni di ebook letti al pc e un lavoro da ufficio abbiano fatto il grosso. Morale della favola: alla veneranda età di 36 anni, anch’io mi appresto a vivere una nuova (e per me del tutto misteriosa) esperienza. Sono pronto ad entrare nel Club ufficiale degli occhialuti. 

E che sia un territorio inesplorato per il sottoscritto lo testimonia anche la difficoltà riscontrata per la scelta della montatura. Questo accessorio mi ha costretto ad una ricerca fatta di tre negozi consultati ed una cinquantina di modelli sottoposti al mio difficilissimo gusto. Alla fine è andata. Sono un nuovo quattrocchi.

Vi lascio col video di Animals dei Maroon 5, dove lo stalker Adam Levine indossa il modello di occhiali che ho cercato inizialmente, salvo poi scartarli per una montatura leggermente diversa. Buon ascolto.

 

Pensieri sparsi sulla sezione About 📊

AboutMelogo

 

E’ venerdì, è stata una settimana particolarmente faticosa e manca poco al mio weekend. Quindi la soluzione è questa: scrivere un post da cazzeggio, e via così.

Spulciando le statistiche del blog ho scoperto che la pagina di My World… più visitata, tralasciando l’irraggiungibile Homepage/Archivi, è quella intitolata About. La sezione delle informazioni attira più di qualsiasi altro argomento trattato qui, con grande meraviglia da parte del sottoscritto.

Piccola parentesi: da quando WordPress ha introdotto il Lettore le visite al blog, questi numeri sono da ritenersi relativi, proprio perchè non terrebbero conto di tutti gli accessi al blog realizzati attraverso la Dashboard del portale. Tuttavia, al netto delle valutazioni sull’effettiva valenza di questa statistica, trovo questo dato quanto meno singolare.
Poi però mi ricordo di tutte quelle catene che ogni tanto finiamo per fare un pò tutti noi blogger. E qual è il fulcro di queste catene? Conoscerci meglio. Attraverso curiosità, hobby, fatti di vita.

Dunque provo a dare una mia chiave di lettura. La soluzione sta nel fatto che la curiosità è parte di noi, volenti o nolenti. Ben radicata nella natura umana. La fame di sapere ci accompagna e, seppure con percorsi diversi, si finisce tutti per ricercare informazioni su qualcuno o qualcosa. Il che è un bene. Malgrado questo, però, io ho sempre avuto una sezione About scarna e povera di contenuti. Non ho mai riflettuto sull’importanza di dare un biglietto da visita al visitatore, e credo che comunque resterà sempre così.

Ma, visto che siamo tutti un pò curiosi, ora chiedo a voi colleghi: come avete improntato la vostra pagina About (ammesso che l’abbiate)?

Intanto il mio tempo a disposizione è finito. Tra un pò si stacca. Buon fine settimana a tutti.

Aspettando Sanremo 2018

Sanremo18 Logo

 

Durante la settimana del Festival di Sanremo, a lavoro, la stanza si trasforma in un covo di esperti discografici. Gli argomenti su cui discutere diventano monotematici, la collega inizia a sentenziare sui probabili vincitori e a distruggere outfit e allestimenti vari dei protagonisti, la radio da ascoltare diventa categoricamente Radio Rai. Perchè Sanremo è Sanremo. E a me va benissimo essere capitato nella stanza dell’ufficio giusta.

Avviso ai nuovi naviganti: in queste pagine si è parlato quasi ogni anno di Sanremo. Pur riconoscendo la parvenza di vecchiume che aleggia intorno alla manifestazione canora più importante del Bel Paese, devo ammettere di parteggiare sempre per il Festival della canzone italiana (e le mie principali motivazioni le trovate QUI).  Tutto questo nonostante i motivi legati al cambiamento non mi permettano più di seguirlo come una volta.

Il Sanremo che non c’è più. Una delle cose che Sanremo ha perso durante i suoi anni è il braccio teso da parte della concorrenza. Mi spiego meglio. Al netto dello stuolo di trasmissioni di Mamma Rai volte a far da traino (e che sono rimaste tutt’oggi), c’era un tempo in cui anche Mediaset et similia contribuivano alla notorietà del Festival attraverso un numero consistente di appuntamenti. Striscia la notizia e Le iene, ad esempio, stravolgevano l’usuale palinsesto e dirottavano le incursioni dei propri inviati nella cittadina in provincia di Imperia in nome del gossip e, soprattutto, nel tentativo di smascherare eventuali vittorie pilotate (memorabile fu il ROSA-LINO-VINCE del ’96).  Evidentemente, quelli ai piani alti di Mediaset devono aver capito, col tempo, che più che danneggiare la manifestazione tutto questo finiva col fare da propaganda al Festival. E allora niente più richiami. Anzi, niente contro-programmazione. Tappeto rosso srotolato e parola agli ascolti. Peccato.

Sanremo 2018. Senza mezzi termini, le mie sensazioni iniziali nei confronti del Festival di quest’anno sono negative. Il trio di presentatori (e direttore) è composto per due terzi da elementi che non hanno mai avuto il mio apprezzamento. Non me ne voglia la cara amica Lali, ma Claudio Baglioni non è una figura che mi attira empaticamente. Se poi ci mettiamo che le sue scelte dei cantanti in gara sono per la maggior parte lontane dai miei gusti musicali, il dado è tratto. E nemmeno la (a detta di molti) simpatica Michelle Hunziker, già sul palco nel lontano 2007, riesce a catturarmi. L’unico che stimo, in termini ludici, è Pierfrancesco Favino. Ottimo attore, alla sua prova del nove sul palco dell’Ariston. Un’incognita su cui, però, pongo buone aspettative. 
Tutti tranquilli, comunque. A quanto pare, Claudione starebbe caricando a pallettoni la scaletta, grazie alle parecchie amicizie nell’ambito dello spettacolo di cui gode. Tutto questo assicura al Festival un numero consistente di ospiti, cantanti e comici, che garantirebbero la buona riuscita degli intermezzi extra-gara. Un nome su tutti: Fiorello. Basta, no?

Tantissimi ospiti. Come detto, questo Sanremo 2018 pare essere una corsa all’invito. Tutti, o quasi, i più grandi nomi della canzone italiana stanno facendo a gara per accaparrarsi un posto d’onore tra le 5 puntate del Festival. Tra i nomi confermati troviamo Il Volo, Giorgia, Gianna Nannini, i Negramaro, Biagio Antonacci, Gianni Morandi, Piero Pelù, Gino Paoli, il trio Nek Pezzali e Renga, Fiorella Mannoia e Laura Pausini.  La lista è ancora work in progress, ma la base c’è ed è solida. Mi chiedo, però, se tutti questi cavalli di razza non toglieranno la scena ai cantanti della gara, quella vera, sminuendoli irrimediabilmente. E gli ospiti internazionali? Al momento la lista è ferma ai nomi di Sting, Shaggy e James Taylor. Un pò poco, considerando i trascorsi.

Chiudo l’articolo con una triste considerazione: non c’è un solo nome in gara che mi entusiasmi. Però ci stanno gli Elii. Basta girare un pò il web per capire quanto le esibizioni al Festival di Sanremo degli Elio e le storie tese abbiano fatto storia. E allora aspettiamoci lo show. Sperando in qualche sorpresa, in numerose papere e in qualche polemica ben assestata.

 

Scaletta Sanremo 2018

 

Happy Groundhog Day 2018!

 

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Da Ricomincio da capo (QUI):

“Oggi due febbraio, alle ore sette e venti e trenta secondi, Punxsutawney Phil, il grande indovino, il pronosticatore dei pronosticatori, è emerso riluttante ma allegro a Punxsutawney in Pennsylvania. E ha annunciato in marmottese «A essere sincero, ho visto un’ombra». Il che significa altre sei settimane di inverno.”

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Ormai non serve più nemmeno che spieghi cosa significhi questa ricorrenza per me.  Per gli ultimi arrivati consiglio un veloce ripasso QUI e QUI.


Io sono già pronto per la festa. Niente scuse, aspetto solo di vedere la cerimonia.

Felice Giorno della Marmotta a tutti!

 

 

SITO UFFICIALE AL “GIORNO DELLA MARMOTTA”:

 http://www.groundhog.org/

PORTALE DOVE SEGUIRE L’INTERA CERIMONIA IN DIRETTA:
http://www.visitpa.com/groundhog-day-live-stream