Remember the past: NIGHTMARE – DAL PROFONDO DELLA NOTTE

Tratto da Alone in Kyoto del 28 gennaio 2009

Poster di Nightmare - Dal profondo della notte

Ha il volto deturpato dalle cicatrici ed il fisico asciutto. Indossa un maglione sfilacciato a righe orizzontali rosse e verdi ed uno strano cappello. La sua mano destra è avvolta da un guanto dal quale partono lunghe lame affilate. S’insidia negli incubi dei giovani, terrorizzandoli e massacrandoli fino alla morte. E’ Freddy Krueger, uno dei più famosi mostri degli anni ottanta.

Il capostipite della fortunata saga sull’assassino dei sogni inizia con un’introduzione che ci mostra la realizzazione del guanto letale. Una validissima scena in formato ridotto (il tutto è ripreso in un riquadro dai contorni neri) che fa da preambolo al primo incubo di Tina, adolescente tormentata dalla presenza nefasta dell’ “Uomo nero”. La storia si svolge nella piccola cittadina di Springwood e si evolve assumendo, ben presto, le sfumature del teen-horror. Tina, approfittando dell’assenza dei suoi genitori, invita alcuni amici, Nancy e Glen, a casa per la notte. A loro si unisce il ribelle fidanzato, Rod, con il quale passerà la sua ultima notte di vita. Dopo l’omicidio di Tina, Freddy farà cadere, uno dopo l’altro, tutti i suoi amici. Ma Nancy non ha intenzione di abbandonarsi al sonno…

Uscito nelle sale nel 1984, Nightmare – Dal profondo della notte (A Nightmare on Elm Street) non parte come un lavoro pretenzioso. Il regista Wes Craven dovette lottare tre anni prima di ottenere il finanziamento necessario alla realizzazione della pellicola. Fu Robert Shaye,  l’allora presidente e fondatore della New Line (una modesta casa di produzione indipendente), a decidere di sposare la sua causa stanziando la somma di due milioni di dollari. Nessuno poteva prevedere un successo tanto importante da garantire alla pellicola la cifra record di 26 milioni d’incasso.
Craven, inizialmente, ideò il personaggio di Freddy come un uomo dal volto devastato dalle fiamme, con una dentatura orribile ed una bocca deformata fino all’inverosimile. La sua concezione, però, era poco attuabile su un soggetto quasi sempre presente sulla scena. Si optò così sull’effetto suggestione: invece di mostrare il mostro alla luce del giorno, si scelse di farlo agire sfruttando le ombre e giocando molto sulla paura che sopraggiunge più dall’immaginazione che da ciò che realmente viene mostrato. Questa particolare caratteristica è uno dei motivi secondo i quali in molti ritengono che Nightmare – Dal profondo della notte sia il migliore e più riuscito film dell’intera serie. In ogni caso, il trucco realizzato da David D. Miller risulta essere pregevole, con le ustioni del volto molto più reali di quelle presenti nei successivi capitoli.

Ombre di Freddy Krueger

Girato in sole quattro settimane, il film non propone una recitazione impeccabile, sebbene costituisca il debutto cinematografico di Johnny Depp. Vincente è, invece, l’idea di fornire una maggior interazione tra il serial-killer e la vittima di turno, con Freddy capace di spaventare anche attraverso delle frasi ad effetto. Una cosa del tutto innovativa nel periodo in cui Jason in Venerdì 13 e Michael in Halloween si limitavano ad ammazzare senza mai proferire parola.

Gli elementi che contraddistinguono questo primo capitolo sono molteplici. Innanzitutto il nome: lo psicopatico assassino di Elm Street viene chiamato, in maniera più formale, Fred Krueger. Una particolarità che rende l’aspetto dell’Uomo Nero ancor meno “familiare”. A questa curiosità va associata un’altra caratteristica che è quella dell’assenza quasi totale del fattore ironico: Fred è cupo, è crudele, e non ha nè tempo nè voglia di dispensare frasi divertenti. Per quello ci sarà spazio in futuro.
Nightmare – Dal profondo della notte non possiede un vasto campionario di musiche. Del tutto assenti le canzoni, le parti musicate si limitano all’utilizzo del solo celebre tema che ha reso immortale questa serie.

Il film segna anche la presenza di alcuni importanti indizi sul passato del mostro di Springwood: in questo primo capitolo la madre di Nancy racconta la storia di Fred, un maniaco che uccise più di venti bambini del quartiere. In seguito all’arresto e alla successiva scarcerazione dell’uomo, i genitori delle vittime decisero di farsi giustizia da soli. Una notte trovarono Fred in una caldaia abbandonata e decisero di bruciarlo. Nessuna menzione in merito al lavoro abituale del serial-killer, nè sul motivo dei suoi squilibri. Mostrata anche l’origine delle sbarre alle finestre della casa di Nancy.
Scene cult di questo primo capitolo. Oltre alla filastrocca cantata da alcune bambine vestite di un bianco luminoso, sono di rilevante importantanza la scena del letto che inghiotte il povero ragazzo di Nancy e quella di Tina che si trascina dietro avvolta in un sacco mortuario trasparente.

Curiosità:

  • L’esterno della casa, il 1428 di Elm Street,  mantenuto anche nei successivi capitoli, non era una ricostruzione in studio, ma la facciata di una vera abitazione di Genesis Avenue a Hollywood.
  • Origine del nome. Il nome e l’aspetto di Fred Krueger scaturiscono da due ricordi d’infanzia del regista: il primo da quello di un ragazzo che al tempo della scuola lo maltrattava, mentre l’aspetto deriva da quello di un barbone che gli feceva molta paura.
  • L’ispirazione per il film è venuta al regista dopo aver letto alcuni articoli di giornale che narravano di un gruppo di ragazzi che soffrivano di incubi e che, per questo, si rifiutavano di dormire. Uno di loro, in seguito ad un brutto sogno, si svegliò di colpo urlando, dopodichè cadde a terra morto per cause sconosciute.
  • La scena di Glen che entra nella camera di Nancy dalla finestra è stata ripresa dallo stesso Craven nel film Scream (1996).
  • Il film, nelle intenzioni del regista, avrebbe dovuto avere un finale del tutto buonista, con Nancy e gli amici restituiti alla vita e con la madre che non viene risucchiata dal mostro. Il definitivo finale aperto è stato un’idea della produzione, in modo da garantire l’eventuale realizzazione di un sequel.
  • Nel dvd della Eagle Pictures sono presenti delle scene che nella versione televisiva (quella trasmessa, per la prima volta, da Notte Horror nel 1991) erano state tagliate. La scena dell’omicidio di Tina è una di queste ed è visibile priva di doppiaggio.

Citazioni:

“E’ mezzanotte, e questa è TeleKruger che vi da la buonanotte…”

“Ti strappo il cuore!”

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Raw – Nudo e crudo

RAW


Tratto da Alone in Kyoto del 9 dicembre 2008

 

Se scrivo Eddie Murphy qual è la prima cosa che vi viene in mente? Quale interpretazione associate al suo nome? Alcuni di voi lo ricorderanno soprattutto per la parte di Billy Ray in Una poltrona per due, altri per il ruolo del poliziotto Axel Foley in Beverly Hills Cop, oppure per quello del neo sovrano Akeem ne Il principe cerca moglie. Murphy ha avuto un enorme successo negli anni ottanta, diventando l’icona di una comicità costruita su battute ad effetto e dal linguaggio irrispettoso.

Uno dei maggiori successi che ne hanno incrementato la fama in quello che è stato indubbiamente il suo periodo migliore, è il semi-sconosciuto Raw – Nudo e crudo, spettacolo tenutosi al Felt Forum del Madison Square Garden di New York nel 1987. Un vero e proprio show-evento, come si intuisce fin dai titoli di testa intervallati da una serie di interviste sottoposte ad un pubblico entusiasta. Diretto da Robert Townsend, lo show è preceduto da uno sketch ambientato in un appartamento abitato da persone di colore, in cui un piccolo Eddie (Deon Richmond) intrattiene i parenti raccontando barzellette dal sapore amaro (e piuttosto stupide, a dire il vero). L’idea è quella di evidenziare, fin dal video introduttivo, l’aspetto sfrontato che ha sempre contraddistinto l’attore. Titoli iniziali, dunque, e si parte con lo spettacolo.

Sul palco l’attore afro-americano, vestito in abito lucido, viola e nero, capigliatura rasata sui lati. Un saluto al pubblico e comincia il monologo. Murphy parte subito forte, come una macchinetta, senza fermarsi un secondo. Un’ora e mezza di contenuti in cui l’attore sfodera tutte le sue qualità, prendendo in giro in modo molto volgare, celebrità e costumi di quel tempo. Si passa da Mr. T a Michael Jackson, dagli omosessuali a Bill Cosby, dai matrimoni d’interesse ai rapporti promiscui. Le fantasie sessuali, i tradimenti, le ragazze timide, i bambini piagnoni, fino ad arrivare agli italiani. Ebbene si, anche i nostri luoghi comuni (in questo caso, gli atteggiamenti da bullo) vengono sbeffeggiati dall’attore. Murphy spazia da un argomento all’altro con la facilità del grande artista, collegando gli argomenti e riproponendoli anche a distanza di un’ora. E’ razzista quando parla dei bianchi, maschilista quando prende in giro le donne, scorretto quando si rivolge alle comunità gay di San Francisco (forse l’unico neo dello show).

Malgrado lo script sia influenzato dalla situazione sociale della seconda metà degli ottanta, gli elementi analizzati da Eddie possono essere riportati perfettamente alle situazioni vissute nei giorni nostri. Lo show, infatti, vive i suoi migliori momenti quando l’attore prende di mira i rapporti di coppia e intersociali, tirando in ballo il pubblico, e smascherando i falsi moralisti e l’apparente normalità mostrata dalla gente. Eddie gioca con loro, colpendoli quando meno se l’aspettano e tirando fuori le verità scomode, in un vortice di situazioni e gag in cui si ride e si riflette allo stesso tempo.

Il monologo è quasi interamente infarcito di parolacce (non per niente il film, all’epoca, scalzò Scarface al primo posto nella classifica delle pellicole con il maggior utilizzo della parola “Fuck”), ma dopo l’impatto iniziale molto forte, ci si fa quasi l’abitudine. Proprio per questo motivo, però, mi è quasi impossibile riportare tutte le citazioni dallo show, sebbene questo ne contenga una miriade e tutte memorabili.
Per concludere, Raw è un one-man show a cui non siamo molto abituati nel nostro paese, ma che colpisce dritto lo spettatore, come un pugno rivestito di zucchero filato. Sboccato, volgare, irriverente, crudo. Uno spettacolo che parte a mille all’ora e che finisce in scemando, senza perdere però il ritmo. Ciò che conta, comunque, è che ne siano state dette tante. E tutte vere.

 

CITAZIONI:
“Che cosa hai fatto per me recentemente?”