Saltare lo squalo

Da me il lunedì sera è diventato un appuntamento fisso targato This is us. Se non conoscete questa serie-tv vi consiglio di recuperarla perchè parliamo, nel complesso, di una storia veramente ben raccontata e abilmente strutturata, piena di colpi di scena nascosti tra le maglie di una trama all’apparenza semplice. Insomma, al netto di quello che sto per dirvi, la serie merita. E comunque io vi avevo già avvisati QUI.

Da un paio di settimane è iniziata la sua terza stagione che, però, sembra aver perso qualcosa. Sebbene siamo soltanto al terzo episodio (un pò prematuro per giudicare, lo so), mi trovo costretto, mio malgrado, ad evidenziare una palese stanchezza nei contenuti. Senza incappare in spoiler, dico solo che alcune scelte degli sceneggiatori stanno portando ad “allungare il brodo” con sottotrame incoerenti e del tutto avulse da quello che è il cuore di This is us. Sembra che tutti i personaggi stiano vagando senza una vera e propria direzione, andando a sbattere contro avvenimenti privi di logica narrativa. In sostanza, anche per This is us è arrivato il tanto temuto momento del Salto dello squalo.

L’espressione Saltare lo squalo (in inglese Jumping the shark) è un neologismo utilizzato soprattutto nel campo delle serie-tv e sta a significare quando, appunto, un prodotto televisivo ha raggiunto il massimo della sua popolarità e delle sue potenzialità e si appresta a vivere il suo periodo di declino.

Per capire l’origine della terminologia e scoprire qual è stato l’evento che letteralmente ha “saltato lo squalo” dobbiamo ritornare al 1977. Tutti voi conoscerete la celebre serie Happy Days basata sulle vicende di un gruppo di adolescenti e delle loro famiglie nei favolosi anni ’50. Ecco, in quell’anno andava in onda la sua quinta stagione. Nel primo episodio vediamo tutto il cast principale in visita a Los Angeles dove Fonzie è impegnato in una sfida di sci nautico. Qui il nostro impavido playboy, indossando la sua onnipresente giacca di pelle e un improbabile costume da bagno, riesce nientepopodimenoche nell’impresa coraggiosa di… saltare uno squalo! Tutto questo, in un contesto grottesco e inverosimile rispetto ad una serie che, nei suoi primi anni, aveva improntato fortemente il suo marchio ad avvenimenti familiari e adolescenziali vicini alla realtà. Una stonatura, insomma.
Questo cambio di rotta è quindi riconosciuto come uno spartiacque tra la prima parte della serie e il suo (inferiore) proseguo.

C’è da considerare che spesso il Jump the shark è proprio la principale causa di cancellazione degli show televisivi americani (Happy Endings, ricordate?) ed è ciò che fa diminuire gli ascolti e che spinge gli incuranti produttori a chiudere prematuramente una serie tv. Alla faccia dei buoni sentimenti e del cuore degli spettatori.

Col passare del tempo, la terminologia del salto dello squalo è diventato di uso comune nei paesi anglosassoni, annoverandolo anche in campi differenti a quello d’origine. Si parla di Jumping the shark, infatti, anche per quei cantanti, attori e gente dello spettacolo che hanno esaurito la loro aurea di popolarità ed interesse nei confronti delle masse e che, saltando lo squalo, si sono poi ritrovati a fare i conti con la parabola discendente o, addirittura, dell’anonimato. Ogni scarpa addiventa scarpone, si dice dalle mie parti.  

 

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Semplicemente This is us

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Tra le serie-tv che seguo con maggiore interesse ce n’è una che non smette di sorprendermi per la sua capacità di toccare le corde del cuore e di strimpellarle a suo piacimento per poi vederle sanguinare mescolate alle lacrime del conscio spettatore. Sto parlando di This is us.

Jack e Rebecca Pearson sono una coppia che improvvisamente si ritrova a dover far spazio nella propria vita all’arrivo di ben tre bebè. Il pilot ci mostra subito che le cose per i due non si mettono in discesa (e mai lo saranno), ma ci viene spiegata molto bene la forza e la coesione che i Pearsons mettono in campo d’avanti alle difficoltà della vita. 
La struttura del telefilm è un continuo alternarsi tra eventi passati, presenti e futuri, una sorta di puzzle dove mettere insieme i pezzi non stanca, nè disorienta. Piuttosto appassiona e rapisce. 

La serie è interpretata da un parco attori davvero talentuosi, tanto da meritarsi numerosi riconoscimenti nelle due (finora) stagioni realizzate. Milo Ventimiglia e Mandy Moore sono forse i nomi più conosciuti in This is us, ma vi assicuro che il merito è parimenti suddiviso tra tutto il cast. 

Concludo dicendo che This is us è una serie drammatica davvero consigliata che racconta, in maniera molto semplice e attraverso la centralità di una famiglia unita, uno dei valori fondamentali della vita come l’amore.

Ed ora cliccate il tasto per la visione in HD del video che segue e godetevi un assaggio di ciò di cui ho parlato, quello che mi piace definire uno tra i monologhi allegorici sulla vita più belli della tv.